Il Tirreno

Livorno

Noi lavoratori soli, orfani di una forza politica che ci tuteli

Giuseppe Di Vittorio, la mattina del 3 novembre 1957, poche ore prima di morire invitava a discutere se fosse giusto che in Italia, mentre i grandi monopoli continuavano a moltiplicare i loro...

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Giuseppe Di Vittorio, la mattina del 3 novembre 1957, poche ore prima di morire invitava a discutere se fosse giusto che in Italia, mentre i grandi monopoli continuavano a moltiplicare i loro profitti e le loro ricchezze, ai lavoratori non rimanessero che le briciole; inoltre si chiedeva se fosse giusto che il salario dei lavoratori fosse al di sotto dei bisogni vitali dei lavoratori stessi e delle loro famiglie. Egli sosteneva che il compito del sindacato fosse discutere di questo.

Non preoccupatevi, nessun dramma, solo tanta nostalgia, nostalgia di chi credeva che lottare per un ideale bastasse per essere liberi.

Oggi io, operaio della Labronica Corse Cavalli srlu , così come tanti altri lavoratori di questo paese, attendo il mio destino forse senza la possibilità di poterlo cambiare, ma sicuramente con la libertà di pretendere di partecipare, discutere, parlare e pensare che il lavoro è un diritto e difenderlo è un dovere.

Ne ho abbastanza di chi parla senza sapere niente ma soprattutto di chi parla sapendo tanto senza contribuire ed ostruendo qualsiasi tentativo di cambiamento.

Dico basta alle strumentalizzazioni che via via si sono succedute in questi anni sulla pelle dei lavoratori della Labronica Corse Cavalli, inoltre evidenziando ancora una volta la responsabilità e tutto l' attaccamento possibile al loro posto di lavoro, voglio sottolineare che il termine "sindacato" non rappresenta solo una parola:

"Perché un'organizzazione sindacale possa concorrere a far esercitare ai lavoratori la duplice funzione storica di difendere i propri interessi economici e professionali, il pane e il diritto al lavoro, e di promuovere il progresso economico e culturale di una nazione , bisogna che quell'organizzazione sindacale sia unitaria, sia indipendente, sia effettivamente libera sia profondamente democratica", diceva Di Vittorio. Vorrei sottolineare un'ultima cosa: ho assistito via internet all'ennesima sceneggiata in consiglio comunale. Non voglio criticare le persone, ma da comune cittadino pretenderei che ognuno svolgesse i compiti che gli sono stati assegnati, cercando di risolvere le questioni, perché alla base di esse vi sono persone in ansia per le loro famiglie e per il loro lavoro, fiduciosi che voi politici facciate il vostro. La verità è che, in un momento in cui l'economia sovrasta la politica, i lavoratori sono da soli, orfani di una forza politica e sociale credibile che li tuteli.

Gabriele Vittori

lavoratore della Labronica srlu

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