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Livorno

Maxi-negozio cinese nell’ex concessionaria

Maxi-negozio cinese nell’ex concessionaria

Affittati i locali di Aica Acam che per oltre 60 anni anni ha venduto le auto Opel Nasceranno più di mille metri quadri di abbigliamento e accessori orientali

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di Juna Goti

LIVORNO

Era nata nel 1945 per trasformare le jeep americane di Camp Darby. Forse non ha esagerato l’amministratore delegato di Aica Acam, Attilio Fremura, quando in un’intervista rilasciata al Tirreno lo scorso 21 settembre ha detto che «in 66 anni di attività non c'è famiglia livornese che non abbia avuto una nostra macchina». La chiusura della nota concessionaria targata Opel che si affaccia sul viale Petrarca non è una novità. Era stata annunciata proprio dal Tirreno lo scorso settembre. Ma ora le storiche vetrine cambiano pelle: i locali che guardano verso piazza Damiano Chiesa, cuore di Colline, saranno trasformati in un mega emporio cinese.

Proprio così: circa mille metri quadri di merce orientale, che raddoppiano se nel pacchetto consideriamo il parcheggio interno e i locali dell’ex officina.

A conti fatti è quasi l’equivalente di quel supermercato blu che il colosso del carrello anti Coop, Esselunga, ha sempre rivendicato e mai ottenuto dall'altro lato della strada . Ovvero nei locali che una volta erano di Fiat e che oggi sono tenuti in vita da Magenta 2, un marchio che gravita nel gruppo Esselunga.

Ma qui la distribuzione alimentare non c’entra. «Nessun doppione dell’Ipercoop», dice subito uno dei proprietari dei locali, Silvio Fremura. «Stiamo parlando di un no food, un negozio di abbigliamento e accessori. Ad aprirlo sarà un imprenditore cinese, in Italia da molti anni, che con la famiglia gestisce maxi-negozi simili in altre città ».

Gli addetti ai lavori hanno appena iniziato a liberare i locali, che saranno oggetto di una ristrutturazione. L’apertura, salvo intoppi nei lavori, è prevista per marzo.

La trattativa per affittare la storica concessionaria è andata avanti per circa un mese: «Abbiamo ricevuto molte manifestazioni di interesse, qualche italiano, ma soprattutto soggetti orientali che hanno più liquidità e magari meno vincoli commerciali rispetto ai negozi in franchising».

Finisce così l’era della concessionaria nata per trasformare le jeep americane e diventata la casa livornese di Opel.

Le saracinesche di Aica Acam - 66 anni di storia, 13 dipendenti al momento della chiusura - si sono abbassate a fine 2011, complice la crisi del mercato dell'auto e la compressione dei margini riconosciuti dalla casa madre su ogni vendita. I proprietari hanno deciso di scongiurare perdite in un settore che non rende più come una volta e hanno annunciato lo stop.

«Il sistema di distribuzione delle auto per come è oggi - sostiene Fremura - è superato, soffre di una inefficienza delle case produttrici». Parla di «sistema al collasso» e «imprenditori castrati di fronte all’impossibilità di fare scelte dal punto di vista commerciale».

«Il valore affettivo di questi locali – chiude l’imprenditore – non si discute, ma non sarebbe stato saggio intestardirsi. Meglio concentrarsi su altre attività».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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