Gioco
«Mai vista un’emergenza così»
La notte di Enzo Del Grosso nella sala operativa sulla torre blu: l’allarme cresceva di ora in ora
LIVORNO
«Mai vista un’emergenza del genere, è stata una notte concitata anche qui. Dalle 23 in poi la situazione è diventata sempre più grave. L’allarme cresceva di ora in ora...». Dal Giglio a Livorno, venerdì notte l’sos rimbalza come una pallina di ping pong impazzita. Enzo Del Grosso, operatore dell’Avvisatore marittimo, è solo nella sua postazione, sulla torre blu in porto, dietro allo yachting club, e sta facendo un tranquillo turno by night, dalle 21.30 alle 5.30.
Alle 22.55 intercetta un segnale radio sul canale 16 del Vhf, quello del soccorso marino: è la Capitaneria che esorta la nave Giuseppe Sa a confluire al Giglio. «Quella nave viaggiava da nord verso sud ma era molto distante da Livorno - racconta Del Grosso - Io non ho sentito tutto il contenuto della conversazione, ma mi è parso strano che la Guardia costiera di Livorno prendesse i contatti con un’imbarcazione così distante da noi».
Passa un’oretta quando l’avvisatore riceve una telefonata dal rimorchiatore Tito, supply vessel. Vogliono sapere da Del Grosso cosa è successo al Giglio e che problemi abbia la Concordia: «Io a quel punto mi sono subito collegato all’Ais, il sistema elettronico che permette di localizzare le navi. E dai monitor l’operatore vede che la Concordia è ferma al Giglio, ad appena una quarantina di metri dall’imboccatura del porto.
A quel punto, Del Grosso non perde un solo istante. Per prima cosa chiama al Capitaneria di porto per assicurarsi che sia informata sui fatti. I militari confermano di essere a conoscenza della vicenda e confermano all’avvisatore la gravità della situazione. Da quel momento, Del Grosso si tiene costantemente in contatto con la Capitaneria .
«Sul posto al Giglio c’erano anche l’Alessandro F più altri mezzi arrivati da Porto Santo Stefano e dintorni - dice l’operatore - Io ero sconvolto, quasi non mi rendevo conto, non volevo credere che l’emergenza avesse dimensioni così grandi. All’inizio sembrava che i passggeri fossero 3mila, poi invece s’è scoperto che erano molti di più, 4200».
Del Grosso si dà da fare e contatta anche la Medov, l’agenzia marittima raccomandataria della Costa a Livorno. Lì già erano a conoscenza della situazione, erano stati informati dalla Capitaneria di Livorno. Del Grosso ha cercato di fare del suo meglio per dare una mano. «Con una situazione così grave, da lontano, al livello operativo, puoi fare poco - riflette Del Grosso - Noi ci siamo messi comunque a disposizione dell’autorità. Ho capito che la vicenda era di grosse dimensioni quando Tito Neri mi ha chiamato e mi ha parlato di black out sulla Concordia». Il comandante della nave da crociera Francesco Schettino, infatti, in una delle prime telefonate aveva detto alla Capitaneria che a bordo c’era solo un problema elettrico. Spiegazione questa drammaticamente smentita dai fatti poco dopo.
E’ l’una di notte e l’operatore dell’Avvisatore marittimo continua il suo turno. E assiste agli strani e surreali movimenti del porto di Livorno. Sono le 2.05quando dallo scalo labronico parte la Cp 406 Scialoja della Capitaneria di porto. Tre minuti dopo, alle 2.08, parte il “Tito”, il rimorchiatore con funzioni specifiche anti inquinamento. Entrambe le imbarcazioni si muovono lentamente, a una velocità di non oltre i nove nodi. E arrivano al Giglio l’indomani, alle 11 circa. Alle 5.30 Del Grosso lascia il posto a un collega: a quell’ora il quadro è già chiaro: ci sono morti e decine di dispersi.
Intanto la Capitaneria coordina i soccorsi a bordo della Concordia fino alle 7. In sala operativa c’è un team di sei militari, capitanati da Gregorio De Falco, diventato un eroe al livello internazionale. La sua telefonata con Schettino ha fatto il giro del mondo. Anche se, come sottolinea lo stesso capitano e anche l’operatore radio della Capitaneria, Alessandro Tosi, il lavoro duro e lungo del soccorso alla Concordia è stato frutto di uno spirito di gruppo, molto radicato nella Guardia costiera.
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