Il Tirreno

Livorno

LA CITTÀ DEL NON GOVERNO

ALESSANDRO GUARDUCCI Se proviamo a riavvolgere di soli sei mesi il nastro degli eventi accaduti a Palazzo Civico troviamo nell'ordine il congelamento della giunta (conseguente alle dimissioni dell'ass...

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ALESSANDRO GUARDUCCI

Se proviamo a riavvolgere di soli sei mesi il nastro degli eventi accaduti a Palazzo Civico troviamo nell'ordine il congelamento della giunta (conseguente alle dimissioni dell'assessore Claudio Ritorni), l'azzeramento delle deleghe, il successivo rimpasto con tanto di polemiche per il ridimensionamento dell'assessore Paola Bernardo e l’uscita di scena - dopo l’autosospensione - del vicesindaco Cristiano Toncelli, e per finire le dimissioni del segretario della Federazione del Pd, Filippo Di Rocca.

Il tutto dentro le crescenti tensioni tra Idv e gli altri alleati (con ripetuti vertici di maggioranza mai risolutivi), le strane assenze di Maurizio Bettini (Sel) dalle riunioni di giunta e delle commissioni per una settimana dopo alcune incomprensioni con il sindaco in tema di mobilità urbana, i mal di pancia di vari consiglieri del Pd sulla politica urbanistica del sindaco, nella crescente irritazione tra alcuni esponenti democratici e il capogruppo dei dipietristi Andrea Romano, sfociato poi nel plateale di litigio di ieri l'altro che ha visto protagonista Vladimiro Del Corona.

Il sindaco Cosimi e le forze politiche si sono aggrovigliate dentro questi contrasti senza mai raggiungere un accordo vero che aiuti a trovare soluzione ai problemi di Livorno.

Insomma, tante chiacchiere, tanti incontri, tanti documenti e pochi fatti. Tanto tempo perso. Fin troppo per una città che aspetta il nuovo piano strutturale (se ne parla dal 2006 ma le procedure sono ancora nella fase iniziale), che attende un nuovo piano del traffico (sarà presa o no una decisione sul riassetto di via Grande?), che è alle prese con una crisi economica senza precedenti che rende più povere le famiglie (per la prima volta, dal 2004, aumenteranno inevitabilmente anche i tributi e le tariffe dei servizi), che non vede prospettive sul fronte occupazionale (sulla scommessa De Tomaso, per esempio, c'è sempre un punto interrogativo grosso così), che avrebbe bisogno di infrastrutture (qualcuno sa che fine ha fatto il protocollo con Sat per mettere in sicurezza la Variante ed eventualmente fare il sottopasso alla stazione ?), che si trova a fare i conti con l'emergenza casa (di qui alla fine di febbraio sono previsti oltre 70 sfratti), che ormai non crede quasi più alla riqualificazione del centro e delle aree dei mercati (altro che pensare in grande…), che non ne può più delle promesse sulle grandi opere (dalle Terme del Corallo allo Chalet della Rotonda d'Ardenza), che si interroga su come sia possibile spendere 20 milioni di euro per un parcheggio e tenerlo poi chiuso (l'ex Odeon).

Livorno non può più aspettare. Ha bisogno di fatti e non di parole. Ha bisogno di risposte, di scelte e di soluzioni. Ne ha bisogno ora prima che sia troppo tardi. E invece il governo della città si è fermato ancora una volta, stavolta per le bizze di due consiglieri. Bizze che hanno fatto saltare due commissioni importanti come quelle per la variante Gran Guardia (connessa al rilancio del commercio in centro) e la variante Ceschina (dove è in gioco il futuro dell'ippodromo).

Uno scenario di non governo che la città non può continuare a sopportare.

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