Italia
Il tesoro sommerso della Concordia
A bordo della nave ci sono 6mila opere d’arte tra dipinti e sculture di arte contemporanea e non che andranno perse
ISOLA DEL GIGLIO
C’è una scena del film “Titanic” di James Cameron dove l’acqua comincia a entrare nelle cabine e sommerge le tele di Monet appena comprate dalla protagonista. Anche in questo la tragedia della Concordia è sinistramente simile a quella del transatlantico: a bordo della nave da crociera Costa c’erano oltre 6mila opere d’arte, 510 originali e 5.700 multipli, per un valore stimato tra 1,5 e 2 milioni di euro.
Sono 4.568 opere serigrafiche, 986 digitali, 286 dipinti e 42 sculture realizzate da 35 artisti di tutta Europa, tra cui tedeschi, bulgari e italiani, alcuni dei quali allievi di accademie, altri artisti affermati.
Come in tutte le navi della flotta Costa, anche quelle della Concordia sono ispirate al tema evocato dal nome della nave. All’Europa, la pace e il dialogo fra le genti sono dedicate sculture, tele, installazioni disseminate tra sale, atri delle scale, corridoi. L’allestimento è stato curato nel 2006 da Nicola Salvatore, l’artista salernitano, professore all’Accademia di Brera, autore, tra le altre cose, del celebre scheletro di balena presentato alla Biennale di Venezia nel 2009. Sue, a bordo della Concordia, sono le due sculture “Sei nasi all’insù”, che si trovano nell’atrio “Milano” e “Quaranta colombe in cerca d'autore”, collocate in sei scale.
«Non ho molta voglia di parlare delle opere d’arte se penso che là sotto ci sono ancora dei morti», spiega il professore. «Seimila opere non valgono una vita, questo voglio dirlo chiaramente. La mia sofferenza adesso, non è certo per le opere, ma per le persone».
Proprio per le persone, per i suoi passeggeri, la Costa aveva iniziato, fin dagli anni ’50, a portare l’arte a bordo. «All’inizio - spiega Salvatore - le opere servivano soprattutto da arredo. Vennero coinvolti artisti di prim’ordine, come Emilio Vedova e Giò Ponti».
In tempi più recenti la filosofia cambia: l’arte non deve essere semplice abbellimento: la nave diventa museo. «L’intervento della Costa - spiega la critica d’arte grossetana, Claudia Gennari - può essere classificato come costruttivo-permanente in un vero e proprio tessuto cittadino, visto che le navi ospitano fino a 3mila 800 persone e sono una specie di città galleggiante. L’offerta artistica, allo stesso tempo, deve avvicinarsi a passeggeri di culture diverse».
La prima ad essere allestita è la Costa Magica, nel 2005. L’anno dopo tocca alla Concordia che si accaparra opere pregiatissime. «Penso alle tre tele “Oltremare” di Omar Galliani, al ciclo di nove pannelli di Aldo Spolti “Viaggio nelle città europee”». E ancora: il pannello “Incontrarsi” di Javier Garcerà, “Incontro e dissoluzione” di Jordi Garcìa Pons e molte altre.
Tra le opere più antiche ci sono, per il periodo Biedermeier, 24 oggetti in cristallo del 1815 – 1850, vasi anni ’20, ’50 e ’60 delle ceramiche Zsolnay e un’importante collezione di 12 xilografie giapponesi tratte dai libri Manga di Katsushika Hokusai. «Le navi si prestano bene a diventare spazi d’allestimento - spiega Salvatore - perché gli ambienti sono ampi e luminosi».
Questo patrimonio è oggi semisommerso e rischia di andare a fondo ad ogni battere d'onda.
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