Gioco
Un tratto dell’isola può morire
Mario Tozzi ex presidente del parco: «Basterebbe un minimo sversamento»
Si sta trattando la questione del Giglio come una questione di sicurezza del Mar Tirreno, o le questioni legali hanno preso il sopravvento? È vero che in questa storia c’è un comandante che ha agito con troppa leggerezza, 4200 naufraghi, l’isola del Giglio che ha agito in solidarietà ed efficienza meglio di un’unità di crisi, la fermezza e la competenza della Capitaneria di Porto di Livorno, alcuni morti e dispersi.
Ma adesso c’è soprattutto una bomba ambientale pronta a scoppiare. Ha forse ragione il sindaco di Livorno quando dice che dovrebbe intervenire anche la Marina?
Uno dei più preoccupati e l’ex presidente del Parco dell’Arcipelago toscano, Mario Tozzi. «Dovrebbero arrivare domani – dice Tozzi – le forze di intervento olandesi per cominciare le operazioni di aspirazione del carburante della nave. È una corsa col tempo. Se la nave continuerà a restare dov’è adesso ci vorrà circa un mese per succhiare via tutte le 2380 tonnellate di combustibile dai serbatoi».
E se la nave invece dovesse muoversi e scivolare sul fondale di 70 metri poco più in là?
«Allora sarebbe tutto più complicato e terribile. Pensi che basterebbe soltanto un minimo sversamento di 40 tonnellate di idrocarburi dalla Concordia per condannare a morte tutto il tratto orientale dell’isola del Giglio, quello davanti al Monte Argentario. Concretamente 1 centimetro cubo di carburante è in grado di uccidere il 90% di tutto quello che vive in un metro cubo d’acqua».
La nave resterà ferma lì dov’è se il tempo non peggiorerà, ma sembra che per sabato sia in arrivo vento a 40 nodi…
«Esattamente, queste sono le previsioni. Ciò significherà onde alte, mare mosso e la probabilità di slittamento della nave. Però io spero che per un altro po’ si riesca a tenerla lì».
Agganciarla al terreno dell’isola non sarebbe un modo per tenerla in sicurezza il tempo necessario almeno al prelievo del carburante?
«C’è stata già una proposta del genere, ma tecnicamente è difficile per una nave così grossa. Non si può ancorare un aggeggio di quelle dimensioni alla scogliera perché la roccia granitica potrebbe spezzarsi. Allora si dovrebbero preparare dei lunghi buchi nel terreno e iniettarli di cemento a cui ancorare poi dei cavi di acciaio. Ma passerebbe troppo tempo prima di poter intervenire direttamente».
I fusti “tossici” vicino alla Gorgona, questa nave piena di combustibile al Giglio. Cosa sta accadendo nel Tirreno?
«A parte la Concordia, niente di nuovo. Il Tirreno è stato usato spesso come pattumiera per rifiuti speciali e abbandono di materiali pericolosi».
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