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Cosimi: «Se vado via io, andate a casa anche voi...»
LIVORNO A caldo, al microfono del consiglio, la reazione del sindaco è durissima. «Siamo di fronte a gente che non capisce il peso che ci sta schiacciando. Quello che ho detto su Anna Marson non...
LIVORNO
A caldo, al microfono del consiglio, la reazione del sindaco è durissima. «Siamo di fronte a gente che non capisce il peso che ci sta schiacciando. Quello che ho detto su Anna Marson non giustifica il livello della polemica. Chi decide se questa maggioranza esiste o no sono io, insieme ai segretari. Questo è il percorso corretto. L'altra soluzione è che questa maggioranza domani non ci sia più, ma forse non vi rendete conto di cosa c’è intorno». Cosimi è verde di rabbia: «Finito questo intervento me ne vado. Oggi discuterò coi segretari il problema politico: non c'è più la maggioranza? In questo caso si va tutti a casa», perché «io continuo a tessere la tela come Penelope, visto che c’è chi continua a metterci dentro i piedi».
In fondo alla sala assistono alla scena, ammutoliti, i segretari di partito: Andrea Ghilarducci (Sel), Yari De Filicaia (Pd). «Al mio segretario - alza la voce Cosimi - debbo un profondo rispetto, ho collaborazione totale con lui, sono fra quelli che pensano che sia il futuro di questo partito, ma il ridicolo non lo accetto». Poi: «Questa discussione è ridicola. Non si può accettare che un consiglio che si confronta sui problemi del porto e del piano strutturale vada a finire così. Io non sono abituato, è colpa mia probabilmente. Ma se mi convinco che la colpa è mia si va tutti a casa. E vi posso garantire che siccome in questo partito dove oggi milito facevo il segretario della federazione, mi ci ingegno a vedere cosa viene fuori dalla prossima lista».
Tra i banchi del Pd è il gelo: «Io prepotenze e superficialità non le accetto. Siamo andati oltre. Mi meraviglio che tu, Vladimiro, caschi nelle provocazioni. I rapporti politici sono un'altra cosa». E poi, chiosa, «ci chiediamo perché c’è un governo di professori? Situazioni come questa dimostrano che la politica è inadeguata cari amici, compagni, camerati o come vi chiamate. La politica fa un consiglio comunale pagato coi soldi pubblici ed esce vergognandosi. Io sono umiliato di come funziona questa assemblea in certi casi, come ne sono orgoglioso quando si fanno discussioni serie votando, ad esempio, documenti sul porto».
Dà un pugno al bancone: «Per ma va bene tutto perché io domani un posto di lavoro ce l'ho. Non ci sto più. La maggioranza faccia quello che crede, ma in quest’aula, davanti ai problemi veri, bisogna starci in un certo modo. La discussione è finita». E lascia la sala.(j.g.)
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