Il Tirreno

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Costa concordia

Assedio dei media in attesa di notizie

Pierluigi Sposato
Assedio dei media in attesa di notizie

Giornalisti fuori dal palazzo di giustizia durante l’udienza Cronaca di una giornata iniziata prestissimo in Procura

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GROSSETO

Settanta, ottanta, forse un centinaio. Difficile contarli. Ma tutti facilmente identificabili: taccuino, telecamera, macchina fotografica, microfono. E anche chi ha provato a entrare fingendosi semplice visitatore e nascondendo i “ferri del mestiere” è stato individuato da polizia di stato, carabinieri, guardia di finanza (18 elementi in tutto) schierati anche all’interno del Tribunale di piazza Albegna-Fabbrini, dichiarato off-limits per la stampa dal presidente Addimandi: un servizio di “ronda” ha vigilato all’esterno dell’aula gip dove era in corso l’interrogatorio di Francesco Schettino per garantire lo svolgimento regolare dell’udienza di convalida e del resto delle attività giudiziarie. Fuori dall’aula la moglie Fabiola Russo, il fratello Salvatore e un cugino del comandante. La chiusura del palazzo ha destato le proteste di alcuni cronisti, assiepatisi agli ingressi del Tribunale (tenuto sotto controllo anche quello retrostante, del giudice di pace) con mezza piazza invasa da furgoni, parabole, treppiedi e con le scale del palazzo di giustizia monopolizzate dai giornalisti di mezzo mondo. E’ servito l’intervento della polizia municipale per regolare il traffico nella piazza, intensificatosi al momento dell’uscita del cellulare che ha riportato in carcere il comandante di Costa Concordia prima dell’ordinanza del gip Montesarchio.

La giornata era cominciata prestissimo in Procura, con la preparazione degli ultimi dettagli per l’interrogatorio. In via Monterosa erano giunti tra gli altri l’ufficiale Gregorio De Falco, l’interlocutore della drammatica telefonata con Schettino di quella notte, e il comandante provinciale dei carabinieri, Rocco Carpenteri. Tutti nello studio del procuratore Francesco Verusio, che alle 11,20 ha poi raggiunto con gli altri pm (Navarro, Leopizzi, Pizza) il Tribunale per l’udienza di convalida. Schettino era già arrivato da un po’. Quasi tre ore di parole, con una sosta tra le 14 e le 14,30. Una sigaretta, un panino, un caffè (il bar di Roberta e Cristiana è stato preso d’assalto) e poi il rush finale, con l’annuncio del breve discorso che il procuratore avrebbe tenuto di lì a un’ora, al termine dell’udienza. Alle 14,35 il fiume di cronisti è salito fino all’aula di Corte di assise messa a disposizione per questo appuntamento: qui il procuratore ha parlato, per pochissime decine di secondi, spiegando in sostanza che il comandante aveva ammesso le proprie responsabilità. Poi di nuovo tutti fuori, per assistere attraverso le cancellate alla scena di Schettino che risaliva sul cellulare posteggiato nel seminterrato per tornare in carcere. Poco dopo è stato il turno del difensore di Schettino, l’avvocato Bruno Leporatti, che accerchiato dai cronisti sulla porta del Tribunale ha sottolineato il comportamento responsabile del comandante dopo l’urto. Nel frattempo, chi era stato più scalto, abile e previdente aveva avuto l’opportunità di ritrarre il comandante all’uscita dal cellulare che lo ha scaricato davanti al portone della casa circondariale. Da dove però è uscito dopo la decisione presa nella tarda serata di ieri.

Oggi in via Monterosa si torna subito al lavoro. C’è da leggere l’ordinanza, disporre le autopsie, sollecitare l’arrivo dei tabulati telefonici.

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di Redazione web