Gioco
Schettino inchiodato da una telefonata Il gip concede i domiciliari e non convalida il fermo
Fa il giro del mondo il colloquio fra il comandante della Costa e l’ufficiale della Capitaneria di Livorno Gregorio De Falco. In serata la decisione del giudice di Grosseto. Individuate altre cinque vittime
Sarà ricordato come il giorno della telefonata. Quellaascoltata e riascoltata dappertutto, dalle tv ai social network, fra il capitano della Costa Concordia Francesco Schettino e l’ufficiale della Capitaneria di Porto di Livorno Gregorio De Falco. Una telefonata che sfiora il paradossale e che forse potrebbe strappare un sorriso, non fosse per l’immane tragedia che le gira attorno. Nella conversazione l’ufficiale della Capitaneria ordina, intima a Schettino (che si trovava sulla scialuppa insieme al suo secondo) di riportarsi a prua e di coordinare l’esodo dei passeggeri dalla nave che stava affondando. Schettino risponde imbarazzato, spiega che «là dentro c’è buio». De Falco lo minaccia, dicendo che gli avrebbe fatto passare dei guai. E, in un’intervista al Tirreno, spiega di aver capito che Schettino stava mentendo. Tanto è vero che alla fine del loro ultimo colloquio, il capitano del Concordia promette di risalire a bordo. Senza, però, farlo.
Le telefonate fra Schettino e De Falco hanno in breve proiettato quest’ultimo a vero e proprio fenomeno di massa - almeno sulla rete. Sono nati gruppi su Facebook a suo favore e su Twitter uno degli hashtag più frequesti di Twitter è stao #salgaabordocazzo, da una delle frasi urlate al telefono dal militare in servizio a Livorno.
Per Schettino sono arrivate, però, anche notizie non negative dal punto di vista strettamente giudiziario. In tarda serata, infatti, il Gip di Grosseto non ha convalidato il suo fermo (che l’aveva portato in carcere sabato sera) ma - nello stesso tempo - ha disposto per il comandante della nave da crociera gli arresti domiciliari, che saranno trascorsi nella casa di Schettino a Sorrento. Una decisione che il procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, ha rubricato come «inesplicabile». Schettino ha confermato di essere al comando al momento dello schianto contro lo scoglio e ha spiegato che non ha potuto risalire a bordo a causa dello sbandamento della nave. Schettino ha anche acconsentito a sottoporsi ad analisi tossicologiche.
Non si ferma, intanto, la corsa contro il tempo per ritrovare eventuali sopravvissuti. Le speranze sono sempre più flebili e ieri i sommozzatori (entrati grazie a varchi ricavati con microcariche esplosive) hanno individuato cinque cadaveri. Le vittime accertate salgono così a 11, mentre 22 sono le persone ritenute disperse. Anche se, in realtà, a questi vanno aggiunti i sei cadaveri che ancora non sono stati identificati
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