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Mare nostrum senza Prg Il Far West nel Nulla Blu

di MAURO ZUCCHELLI Il mare è la nostra ricchezza: quelle 9mila navi che arrivano ogni anno in porto dànno pane e companatico quasi a una famiglia livornese su tre, dice l'Eurispes. Ma dentro la...

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di MAURO ZUCCHELLI

Il mare è la nostra ricchezza: quelle 9mila navi che arrivano ogni anno in porto dànno pane e companatico quasi a una famiglia livornese su tre, dice l'Eurispes.

Ma dentro la parola "ricchezza" non ci sono solo buste paga, fatturati e cifre da Pil: sono anche i tremila livornesi del "popolo delle barchette", è anche la città che per tre mesi all'anno si trasferisce sotto l'ombrellone, è anche l'esercito dei sub e dei pescasportivi.

È come se il naufragio della nave da crociera, i bidoni tossici finiti tra i flutti e la tragica fine di due uomini a bordo di un peschereccio chiedessero di cominciare a pensare il mare non più come a una sorta di "grande nulla blu".

In realtà, non è vero che tra le onde le regole non esistano. Ma mentre la geografia della terraferma è normata – fosse anche solo dagli strumenti urbanistici, senza fermarsi sui mille Codici – lì no: è come se, carte nautiche a parte, non esistesse una “geografia del mare”. E in questo nulla, spunta di tutto.

Il senso di extraterritorialità balza agli occhi di fronte alla tragica fine di Davide e Silverio Curcio: è la morte di due persone sul lavoro, che al dolore per la perdita dei cari somma il contraccolpo della perdita della azienda e della fonte di reddito per la famiglia. Eppure è rimasta confinata nell'ambito locale, senza diventare simbolo né caso: come appartenesse alla fisiologia dell'ineluttabile.

Qualcosa del genere vale anche per la vicenda dei bidoni tossici: portata alla luce dal Tirreno nell'edizione del 29 dicembre, in un susseguirsi di silenzi sul fronte delle istituzioni. Hanno detto di essersela presa perché non erano stati avvertiti della gravità (il sindaco): salvo poi ritrovarsi con un consigliere di opposizione che sventola un fax trasmesso al Comune dalla Capitaneria. Hanno detto che erano stati tagliati fuori (il presidente della Provincia), ma poi sono riusciti a ottenere chiarimenti: senza però comunicarli alla città.

Qualcosa del genere vale, più da lontano, pure per la love boat finita sugli scogli del Giglio.

C'è bisogno che questo spazio blu che abbiamo davanti alle nostre coste non sia più questo piatto e infinito Nulla: fino alla nascita dei piani regolatori generali, era così anche per le città e le campagne. Cercasi, insomma, un piano regolatore. Anche perché ne sta cambiando la destinazione d'uso effettiva: la sciagura del Moby Prince, costata la vita di 140 marittimi e passeggeri, ha insegnato a capire cosa significhi l'intersecarsi delle cento rotte in entrata e in uscita dal porto. Non basta: l'arrivo dell'offshore Olt ha di fatto reso zona industriale uno spicchio di mare e cominciano a spuntare ipotesi di mettere in acqua anziché sulle colline le grandi pale eoliche per catturare l'energia del vento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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