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Trenta lavoratori costretti al trasferimento
di Martina Corirossi LIVORNO Trenta lavoratori costretti al trasferimento, oppure a licenziarsi: la crisi occupazionale del territorio crea nuove ansie. Questa volta è la società Autosped di Stagno a...
di Martina Corirossi
LIVORNO
Trenta lavoratori costretti al trasferimento, oppure a licenziarsi: la crisi occupazionale del territorio crea nuove ansie. Questa volta è la società Autosped di Stagno a fare i bagagli. Una decisione nuda e cruda, senza possibilità d’appello: l’azienda di trasporti del gruppo Gavio, uno dei principali nel settore, chiude i battenti e si trasferisce a Padova.
Ma i 30 dipendenti, impiegati a tempo indeterminato da oltre 15 anni, non si danno per vinti. Domenica notte hanno allestito un picchetto di fronte alla sede della filiale livornese, che andrà avanti ad oltranza finché non si troverà un accordo con i vertici dell’azienda.
Il calvario dei dipendenti di Autosped inizia lo scorso maggio: dopo quasi 15 anni la direzione locale è accusata di malagestione e sostituita. «Ci avevano annunciato che ci sarebbero stati dei grandi cambiamenti, che avrebbero comportato sacrifici da parte di tutti – racconta Franco Vissani - ma ci avevano anche promesso investimenti e misure per risanare la filiale. Si parlava addirittura dell’aumento del personale».
Nessuno dei trasportatori si è tirato indietro: «Per andare incontro all’azienda – continua - 20 di noi avevano accettato un trasferimento di tre mesi a Padova». Ma non è bastato. È il 23 dicembre quando i dipendenti ricevono una comunicazione ufficiale: tutti in ferie fino al 9 gennaio. A partire dal 10 gennaio l’azienda avrebbe chiuso i battenti per trasferirsi a Padova o a Torretta.
«Un trasferimento assurdo, un modo indiretto per costringere i lavoratori al licenziamento», commenta Costantino Ferraro, di Filt Cgil, che segue la vicenda. Così 27 autisti e 3 impiegati d’ufficio, tra cui una donna con un figlio di 16 mesi e un’invalidità del 40 per cento, si trovano ad aver perso il lavoro.
E pensare che negli ultimi mesi i dipendenti erano stati formati con corsi professionalizzanti. Nessun ammortizzatore sociale o possibilità di prepensionamento. La rabbia è mista all’apprensione, i trasportatori si sentono traditi da quella società in cui avevano riposto tanta fiducia.
«Il nuovo regolamento – spiegano - prevedeva di riportare il camion nel piazzale alla fine di ogni viaggio. Così, molti di noi si sono indebitati per acquistare un’auto per percorrere il tratto fino a casa».
Mauro Cirillo ha 35 anni, due bambine (di 2 anni e 1 mese), il mutuo da pagare. «E mia moglie ha solo un impiego part time», dice. Poi c’è Luigi Cantaldo che lavorava da Autosped con il cognato e il padre. «In questo modo non possiamo neppure darci aiuto tra di noi», si aggiunge al coro delle proteste. Savio Buccoliero di 44 anni lavorava insieme alla sua compagna, Barbara Peccanti, impiegata negli uffici di Stagno e madre di una piccola di appena 16 mesi.
Adesso sono di fatto entrambi senza impiego, con una figlia da crescere e la casa da pagare. Durante la giornata di ieri, i dipendenti, che hanno dato vita ad una protesta pacifica, hanno ricevuto la visita del vicesindaco di Collesalvetti che ha portato loro tutta la solidarietà dell’amministrazione colligiana.
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