Gioco
«Ai piedi del gigante che stava scivolando»
Il racconto di due sommozzatori livornesi impegnati sui fondali del Giglio «Avevamo la terra sulle maschere, abbiamo temuto di essere schiacciati»
di Federico Lazzotti
INVIATO ALL’ISOLA DEL GIGLIO
«Quando il Concordia ha inziato a tremare eravamo ventotto metri sott'acqua, sdraiati tra la chiglia e il fondale a fare dei rilievi per verificare la stabilità della nave. Prima abbiamo visto un pulviscolo di terra salire, venirci contro alle maschere, poi il rumore sordo e la paura che il transatlantico ci schiacciasse. Per fortuna non abbiamo perso la calma, siamo rimasti lucidi e siamo riusciti a risalire in superficie e a salvarci. Ma è andata di lusso». Alessio Anguillesi e Alessio Matteini, sommozzatori della ditta Lamarsub di Livorno, quando ieri mattina intorno alle 11,30 è scattato l'allarme rosso davanti al porto dell'isola del Giglio erano ai piedi della Costa Concordia. La squadra della Lamarsub è arrivata sulle coste dell'Argenatrio il giorno dopo la tragedia. «Siamo specializzati in questo tipo di operazioni - raccontano - ci hanno chiamato dalla ditta olandese Smit a cui è stato dato l'appalto e li affianchiamo nel monitoraggio della nave e nei rilievi. Ogni mattina veniamo al Giglio con la nostra imbarcazione e poi torniamo a Porto Santo Stefano la sera, dopo aver terminato il lavoro».
Ieri mattina l'immersione era iniziata da una ventina di minuti, Alessio Matteini e Alessio Anguillesi si sono messi le mute, si sono agganciati al filo in acciaio per tenersi in contatto con la barca di appoggio e hanno raggiunto la parte della nave appaggiata sul fondo. A bordo sono rimasti gli altri due componenti del team, il caposquadra Massimo Froglia e il collega Massimo Giusti.
«Il panorama del relitto visto dal basso è spettrale. Quando sei sul fondo e alzi la testa - racconta Anguillesi - ti accorgi di un mondo sommerso: vedi le cabine con gli indumenti dei passeggeri dentro, le sdraio legate che rischiano di venirti addosso, le scarpe e le valigie che galleggiano tra un oblò e l'altro». La squadra della ditta labronica è abituata a lavore in mezzo a chiglie e scafi. «Abbiamo girato i porti di tutta Italia. Rispetto alle altre esperieze che abbiamo fatto, questa è solo più delicata, ma in termini di rischi non cambia molto, anche perché una cosa positiva in questo caso è che l'acqua è limpida e non torba come capita spesso quando lavoriamo nei porti chiusi». Ieri mattina è stata la prima volta che la bestia in ferro ecciaio si è mossa. «Di alcuni centimetri» secondo le fonti ufficiali, qualcosa in più ad ascolare le voci del porto. In ogni caso, «sopo il movimento sospetto e l'allarme, tutte le operazioni sono state sospese - raccontano - troppo rischioso andare di nuovo sott'acqua con quelle garanzie». Stamattina Froglia e i suoi uomini torneranno ai piedi del Concordia. Anche loro si occuperanno delle operazioni per svuotamento dei serbatoi di carburante dentro ai quali sono contenute oltre duemila tonnellate di miscela.
Da Livorno sono arrivati anche soccorritori, come i sommozzatori dei vigli del fuoco e una squadra della Misericordia.
Nei prossimi giorni sono attesi i rimorchiatori Neri che si dovrebbero occupare del trasferimento del transatlantico e la Castalia che, invece, si occuperà di proteggere il mare da eventuali sversamenti piazzando le cosiddette panne lungo il perimetro della nave.
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