Il Tirreno

Livorno

Costa concordia

«Una grande paura ma ora dobbiamo tornare alla vita»

Sono già all’opera nel loro locale i due ristoratori usciti indenni dalla tragedia all’isola del Giglio

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di Marta Quilici

PISTOIA

«La paura è stata tanta, ma adesso dobbiamo andare avanti».Mentre sugli schermi scorrono le immagini sempre più inquientanti della nave da crociera ripiegata su se stessa davanti agli scogli dell’isola del Giglio, gli scampati provano a riprendere la vita di tutti i giorni.Ieri pomeriggio Debora Bolino e il compagno Massimo Bini, ristoratori, erano già alle prese con tavoli e sedie.Stavano risistemando il loro ristorante di Barba, il Pinko, sulla via Statale. «Stasera riapriamo – spiega Debora –. Che cosa dobbiamo fare? Sono stati momenti tremendi, ma adesso che siamo arrivati sani e salvi dobbiamo riprendere piano piano la vita quotidiana».

Massimo e Debora, con i figli Laura e Kevin, erano a bordo della Concordia quando venerdì sera è naufragata a poca distanza dagli scogli dell’Isola del Giglio. Nonostante gli sforzi per avere un ritorno alla normalità, negli occhi hanno ancora le immagini delle persone in acqua, delle scialuppe di salvataggio che cadevano sul ponte, della gente che si buttava in mare nella paura di rimanere travolta dalla nave che affondava. Con loro c’erano altre tre famiglie residenti tra Quarrata e Agliana: quella del fratello di Massimo, Enrico Bini, titolare della gelateria SuperOlmi di Quarrata, con la moglie Valentina Belli e il piccolo Lorenzo di appena due anni e mezzo; quella della sorella, Daniela Bini, titolare della gelateria SuperOlmi di Casalguidi, con il marito Massimo Mannini e la figlia Giada; quella di un’altra famiglia aglianese che gestisce la gelateria SuperOlmi di piazza Gramsci a San Piero. Dopo una notte passata all’addiaccio, insieme ad altre centinaia di superstiti, sul pavimento di una scuola dell’isola aperta per l’emergenza, ieri notte i 13 naufraghi pistoiesi hanno potuto riposare al caldo sui loro materassi di casa.

«Siamo ancora molto scossi – spiega Debora - ma oggi va già un po’ meglio. Nella tragedia noi siamo stati fortunati: è stato un caso che venerdì sera fossimo tutti insieme a cena. I giorni prima non eravamo stati spesso divisi. Invece la sorte ha voluto che in quell’occasione fossimo tutti a tavola insieme. È questo, credo, che ci ha salvato, e che ci ha permesso di non perderci mai di vista».

La collisione della Costa Crociere con lo scoglio a largo dell’Isola del Giglio è avvenuta poco dopo le 21.I sopravvissuti pistoiesi raccontano che, da quando è stato udito il primo boato della collisione (verso le 21.15) a quando è suonata la sirena di allarme che ha dato il via alla procedura di salvataggio, sono passati almeno 40 minuti. Momenti interminabili in cui la nave è rimasta completamente al buio. Altri ritardi si sono verificati sul ponte della nave, al momento di imbarcarsi nelle scialuppe: «Anche allora abbiamo aspettato circa tre quarti d’ora – ha spiegato Massimo Bini -. Troppo.«Ma che qualcosa non andava io l’avevo capito già prima che accadesse tutto. Quando eravamo a tavola avevo consultato il Gps per sapere dove ci trovavamo: mi ha sorpreso vedere quanto ci stessimo avvicinando all’Isola del Giglio. Dopo poco abbiamo sentito il colpo». Dopo un’odissea durata quasi 24 ore, sabato sera, intorno alle 19, le quattro famiglie pistoiesi sono tornate a casa: «Le lacrime hanno accompagnato tutto il viaggio di ritorno da Savona a Quarrata – raccontava Massimo Bini-. Abbiamo perso tutto.«Siamo saliti sulle scialuppe con quello che avevamo addosso e basta».Persino la felpa che Massimo indossava al momento dell’arrivo a Quarrata gli era stata data dalla Protezione Civile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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