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«La Costa nel caos» I soccorritori attaccano l’armatore

«La Costa nel caos» I soccorritori attaccano l’armatore

«Mancato perfino il coordinamento con le forze dell’ordine» E la Caritas lancia l’allarme per gli stranieri dell’equipaggio

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Scarso coordinamento con le forze dell’ordine, cattiva comunicazione con la Protezioen civile. Passeggeri caricati sui pullman e portati via. Altrove. A Marsiglia, Savona. Roma. E i numeri che non tornano più; volti e nomi di passeggeri e membri dell’equipaggio che sono volati altrove - via pullman - verso alberghi faticosamente ricostruiti dalla Protezione civile. C’è anche questo aspetto nella tragedia del Costa Concordia, dove la compagnia marittima avrebbe gestito in maniera “autonoma” e scoordinata il caos del dopo-naufragio. Poche polemiche su quello che sta accadendo, da parte delle istituzioni maremmane che coordinano l’unità di crisi. Ma l’irritazione sul mancato coordinamento di Costa con la Prefettura trapela ed è evidente.

Comunicazioni frammentarie, trasferimento e accoglienza dei sopravvissuti: tutto scollato. Lo dicono anche in Protezione civile a Grosseto durante l’ennesima unità di crisi dove l’irritazione è palpabile, anche se più di un rappresentante istituzionale non vuol far polemica.

«La Costa ha gestito in maniera autonoma parecchi trasferimenti». Nell’inferno degli sbarchi ha preso in carico e portato via molti naufraghi italiani, francesi, indonesiani, britannici, pakistani; “profughi” trasferiti a Marsiglia, Savona parallelamente alla maxi operazione portata avanti dalle forze dell’ordine e dalla Protezione civile che censiva uno a uno gli sbarcati. Su due di donne di Enna si è scatenato un giallo e il sospetto è che quella sia la causa. Regolarmente sbarcate e identificate, le donne hanno fatto perdere le loro tracce. Scomparse. La Costa ha assicurato che erano state censite, ma nessuno sa dove siano finite. Il marito di una di loro ha lanciato un appello, ma il sospetto è che siano cadute in acqua o imbarcate in qualche veicolo sfuggito all’organizzazione “ufficiale”. Elenchi diversi, o meglio, elenchi diversi e successivi. «I conti non tornano - ha detto il coordinatore della protezione civile di Grosseto, Massimo Luschi - perché Costa ce ne ha forniti diversi».

Qualcuno chiede anche di far luce sui membri dell’equipaggio, nel caso in cui fossero eventualmente sfuggiti a qualche censimento di Costa Concordia.

Da parte sua, la Caritas diocesana di Grosseto si stringe attorno a cuochi, baristi, camerieri, molti dei quali alloggiati in varie strutture ricettive del territorio maremmano. «Anche questi hanno perso tutto, non hanno più un punto di riferimento; che tipo di rapporto lavorativo li tutela? Quale futuro per loro?».

Elisabetta Giorgi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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