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«Il mio incubo a bordo della Concordia»

Francesco Turchi
«Il mio incubo a bordo della Concordia»

Pasquale Zumpo, parrucchiere di Fucecchio, era sulla nave per partecipare al casting di un reality show

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FUCECCHIO È salito sulla nave per la prima volta. E non lo farà mai più. L’ha fatto, combattendo contro le sue paure, soltanto per motivi di lavoro. Era tra i partecipanti di un corso di formazione per parrucchieri ed hair stylist. Ma la nave da sogno si è trasformata nel teatro del peggiore degli incubi.

Pasquale Zumpo, parrucchiere di professione, titolare del negozio “A testa in giù”, è salvo. È rientrato a Fucecchio, dove vive e lavora. Oggi festeggia il suo trentaduesimo compleanno. Ma stavolta la torta avrà un sapore particolare: ci sarà la dolcezza del lieto fine, ma anche l’amarezza delle ferite. Sul corpo, ma anche nel cuore e nella mente, con quest’ultima che proietta continuamente davanti ai suoi occhi i drammatici momenti vissuti sulla Costa Concordia, naufragata davanti all’Isola del Giglio.

«Ho pensato a mia figlia di nove anni, al mio compagno e a tutte le persone che mi vogliono bene: ero convinto di rivedere più nessuno. Credevo di morire. Pensavo a mio padre, che ho perso appena un mese fa».

Pasquale è ancora sotto choc. Ma trova la forza di raccontare la tragedia: «Mi trovavo al ristorante Milano, al ponte 4. Con me al tavolo c’era anche l’attrice Francesca Rettondini».Durante il viaggio nel Mediterraneo infatti, per i duecento parrucchieri selezionati nei mesi scorsi in tutt'Italia durante un tour casting si sarebbe dovuto svolgere un percorso formativo di preparazione al casting finale per la scelta dei concorrenti di un reality, condotto dalla Rettondini, che andrà in onda su LA7.

«Abbiamo sentito questa botta incredibile. E subito dopo è scoppiato l’inferno». La favola si è trasformata in un film horror: «Volava di tutto: stoviglie, tavoli, sedie. Non riuscivo a rendermi conto dov’ero. La gente cadeva e si rialzava a stento. Poi cadeva di nuovo. E intanto la nave si inclinava sempre di più. Anch’io non so quante volte sono caduto. Era un incubo».

Di fronte a una situazione così drammatica, l’equipaggio continuava a recitare il suo copione fatto di frasi tranquillizzanti: «Mi sono sentito dire addirittura che si trattava soltanto di un guasto elettrico e che la notte avremmo dormito regolarmente nelle nostre cabine». Parole che stridevano drammaticamente con l’atmosfera: «Sentivo bambini che piangevano e strillavano. Persone sulla sedia a rotelle che rovinavano a terra. E di nuovo stoviglie che volavano: questo voleva dire che la nave si stava inclinando sempre di più. Siamo saliti sulle scialuppe dopo oltre un’ora dall’impatto. Nel frattempo ci dicevano delle frasi in un inglese inconcepibile: a quel punto i membri dell’equipaggio non riuscivano più a fingere ed erano completamente nel panico esattamente come noi passeggeri».

Scene destinate ad accompagnare Pasquale per tutta la vita. Troppo il dolore, troppa la paura per riuscire a cancellarle: «Altro che Titanic. Io il film l’ho visto. Ma quello che ho vissuto sulla Concordia è indescrivibile. Io non volevo neanche salirci. Avevo paura. Era la prima volta che salivo su una nave. E sarà anche l’ultima» . Basta così. Sono sufficienti quei terribili ricordi, legati a doppio filo a una serie di numeri: «Era il 13 gennaio, mi sono imbarcato alle 13 a Civitavecchia e alle 17 sono entrato in cabina». Una catena sfortunata, interrotta – sorpresa del destino – da un altro 17: «Il numero della scialuppa sulla quale sono salito e grazie alla quale – seppur tra mille peripezie – sono riuscito a salvarmi».

Prima l’approdo sull’isola, poi il ritorno nella sua città: «Per prima cosa sono andato in ospedale: ho dolori su tutto il corpo per le botte prese sulla nave. Ma tutto sommato sto bene. Ho perso un po’ di soldi e tanta attrezzatura professionale, che sono rimasti in cabina. Ma sono riuscito a salvarmi. E ora voglio lasciarmi alle spalle questo incubo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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