Gioco
«Così i miei uomini hanno salvato i naufraghi del Costa»
Il comandante dei vigili del fuoco racconta le difficili operazioni di soccorso nella nave affondata al Giglio
PRATO
«Dovete immaginarvi quella nave come una serie di pozzi profondi venti o trenta metri, pieni di ostacoli, una situazione nella quale è difficile muoversi anche per gli specialisti come quelli che abbiamo mandato lì».
Vincenzo Bennardo, comandante dei vigili del fuoco di Prato, è sul traghetto che lo sta riportando sulla terra ferma, dopo quasi due giorni di emergenza assoluta per i soccorsi ai naufraghi della Costa Concordia, affondata venerdì notte davanti al porto dell’Isola del Giglio. Ha appena parlato coi suoi due uomini che sono ancora impegnati nelle operazioni di ricerca degli eventuali superstiti, o nel recupero dei cadaveri, com’è accaduto ieri pomeriggio, quando i corpi di due uomini sono stati trovati all’interno della nave da crociera.
«I nostri specialisti hanno collaborato al recupero dei due coreani trovati stanotte e al trasferimento sull’elicottero del commissario di bordo, trovato stamattina, un lavoro difficile in condizioni difficilissime».
Bennardo, nonostante la giovane età, si è trovato più volte ad affrontare situazioni di estrema emergenza, ma confessa che quanto accaduto al Giglio è anche per lui una novità assoluta.
«Ho parlato coi miei uomini e mi hanno detto che i corridoi laterali della nave sono ingombri di mobili e altri ostacoli che non rendono facili le operazioni di soccorso. Quando stamattina è stato individuato il commissario di bordo ci sono volute poi molte ore per raggiungerlo e recuperarlo».
Già venerdì notte, quando si è avuta la prima notizia della tragedia, nonostante i ritardi nelle comunicazioni da parte del comandante della Costa Concordia, poi arrestato, due specialisti “Sa” del Comando provinciale dei vigili del fuoco sono partiti alla volta del Giglio. Si tratta di due pompieri specializzati nel soccorso acquatico di superficie. «Hanno collaborato a garantire la sicurezza delle altre squadre che stavano operando». Ieri i due pompieri pratesi sono stati richiamati alla base e sono stati sostituiti da due colleghi della squadra Saf (speleo alpino fluviale), partiti in mattinata dalla sede di via Paronese, che si sono aggiunti a quelli che già stavano operando sul posto.
Il loro compito è quello di calarsi nei cunicoli, come se fossero grotte, per tentare di recuperare persone ancora vive. Sono quei corridoi laterali trasformati in pozzi di cui parla il comandante Bennardo.
Gli specialisti Saf si calano lungo i corridoi, ma non arrivano nelle parti sommerse. Per questo servono i sommozzatori, arrivati in forze dai comandi di Livorno, Firenze, Grosseto e Genova, solo per citarne alcuni.
«Non so se ci sono altri morti oltre a quelli che sono stati trovati - commenta Vincenzo Bennardo - Ovviamente speriamo di no. Le autorità portuali stanno ancora incrociando i dati per capire chi è sfuggito alla prima conta. Solo dopo si potrà capire chi manca davvero all’appello».
Ancora ieri mattina il presidente della Regione, Enrico Rossi, parlava di 17 dispersi, ma col passare del tempo il numero è destinato a calare.
Intanto al comando provinciale dei vigili del fuoco di via Paronese si continuano a controllare le mail e i fax in arrivo dal comando regionale. I due specialisti Saf inviati al Giglio ancora non sono stati richiamati. Potrebbero rimanere ancora qualche giorno, in attesa che venga dichiarata la fine dell’emergenza, o essere rimpiazzati da altri colleghi pratesi.
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