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Livorno

Così ho resuscitato Radio Flash

Così ho resuscitato Radio Flash

Andrea Palermo: siamo ripartiti da zero e con ancor più grinta di quando eravamo più giovani

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di M. Antonietta Schiavina

LIVORNO

Classe 1960, livornese, vigile del fuoco in pensione con l'hobby per la pesca subacquea, nonché dj, Andrea Palermo, livornese, radici siculo-elbane, padre ispettore di dogana, madre insegnante, entrambi in pensione, un fratello più giovane di dieci anni, morto prematuramente per malattia, un matrimonio annullato e una nuova compagna, dice di sentirsi, nonostante qualche ruga in più e molti capelli in meno, un adolescente con tanti sogni nel cassetto. E spiega che il segreto della sua "giovinezza" sta nel ritorno in onda (da dicembre) di Radio Flash, l'emittente livornese chiusa dieci anni fa dopo vari passaggi di mano, da lui fondata nel 1977, insieme a Marco Sisi (ora videomaker in Rai) e Massimo Brachini (giornalista sportivo).

«Eravamo tre sedicenni con una gran voglia di farci ascoltare», racconta Andrea Palermo, oggi direttore artistico della nuova Radio Flash parlando dei suoi inizi alla radio. «Frequentavamo tutti e tre le superiori e, nel tempo libero, lavoravamo come tecnici di regia per Tvl Antenna 42, la prima emittente libera di zona, con sede in via dei Funaioli prima e in viale Italia poi, da cui scaturirono prima Radio Libera e poi Radio Blu».

Il cui presidente era Paolo Romani, il ministro allo sviluppo economico del governo Berlusconi.

«Fra i soci c'era anche il giornalista Nino Pirito e c'erano altri pezzi da novanta, che dopo aver lasciato Livorno hanno fatto fortuna».

Poi cosa è accaduto?

«La televisione dopo qualche tempo venne chiusa e anche la radio ebbe la medesima sorte. Non c'erano più soldi o forse c'erano ma dovevano essere orientati da altre parti. Stavano però nascendo grandi network e noi volevamo farne parte, così ci improvvisammo imprenditori creando Radio Flash in modo artigianale e con attrezzature casalinghe: trasmettevano da una stanzetta all'ultimo piano del grattacielo Attias e la città era ai nostri piedi».

Un momento magico.

« Splendido, eravamo gli eredi del fascino di Radio Montecarlo, perché era appena sbocciata l'Fm. Io stavo finendo le superiori al liceo scientifico e mi volevo iscrivere a fisica. Che giorni indimenticabili!».

I livornesi come reagivano?

«Con entusiasmo. Fino ad allora non esisteva una radio locale ma solo piccole emittenti e noi avevamo dato alla nostra anche un'impronta professionale, cercando di non parlare livornese, esportando la radio a Pisa e dintorni, scegliendo di chiamarla Radio Flash in modo che risultasse di Livorno ma non solo per Livorno».

Vi sentivate insomma dei piccoli geni.

«Anche un po'divi. A volte era perfino imbarazzante, perché andando per strada venivamo fermati dalla gente che ci riconosceva attraverso la voce».

All'inizio eravate in tre ma poi il gruppo si è allargato.

«E sono arrivati altri ragazzi in gamba che ci hanno dato una grossa mano, fra cui Massimo Magrini (Max Uno), una bella persona dalla voce calda: purtroppo è morto giovane lasciando dentro di noi un grande vuoto».

Avrete avuto parecchie fan.

«Moltissime. Alcune si innamoravano della voce e poi venivano a trovarci in redazione il sabato pomeriggio, giorno di visita: ci portavano dei regalini o ritiravano i premi che mettevamo in palio per il pubblico organizzando dei giochi».

Saranno nati degli amori…

«Certo, qualcuno poi ci ha marciato un po'troppo, montandosi la testa. Ma si sa da giovani tutto è possibile».

A un certo punto però la vostra radio ha chiuso. Come mai?

«Ci sono stati problemi con dei soci che, dopo essere subentrati, volevano spodestarci. Così noi fondatori, dopo avere perfino occupato la sede per impedire che ce la levassero e non avendo soldi per autofinanziarci, l'abbiamo venduta. Chi l'ha comprata l'ha tenuta in vita per qualche anno cercando di trasformarla, ma le cose non sono andate come dovevano e dieci anni fa c'è stato lo stop».

La sua università che fine ha fatto?

«L'ho abbandonata e, dopo aver vinto un concorso per vigili del fuoco, in qualità di comandante delle unità navali per il soccorso in mare, ho lavorato per qualche anno all'Elba e poi a Livorno. Fino a quando, dopo alcuni incidenti sul lavoro, sono andato in pensione e ho aperto un centro per la pesca subacquea, facendo nel tempo libero anche il dj».

All'Elba però ha fondato una radio locale.

«Che ho chiamato Radio Elba: avrebbe dovuto decollare e diventare a tutti gli effetti l'emittente ufficiale dell'isola. Ma dopo tante promesse da parte del Comune e dopo averci speso parecchi soldi, l'ho trasferita su Livorno per mandarla in onda a reti unificate con Radio Flash».

L'emittente che grazie a lei oggi ha una seconda vita.

«Ma anche grazie ai collaboratori storici che hanno aderito subito all'appello lanciato da me su facebook per ricordare agli "amici" Radio Flash».

Hanno risposto in molti?

«Sì, e tanti mi hanno scritto di riaprirla. Così ho radunato i conduttori storici. Hanno aderito tutti con entusiasmo, come se ci fossimo lasciati il giorno prima. Abbiamo fondato un'associazione, ripartendo da zero, con il proposito di darci tempo un anno per decidere se continuare o chiudere».

Radio Flash seconda versione è partita con alcune trasmissioni registrate e altre in diretta. Che cosa prevedete per il futuro?

«Faremo in modo che sia il live a riempire la giornata dell'emittente, con le voci degli speaker intervallate dalle telefonate del pubblico, dalla musica, dalle notizie sugli appuntamenti. Il nostro obiettivo è quello di legare la radio al territorio offrendo l'opportunità ai livornesi che sono lontani di collegarsi sul web per stare sempre in contatto con il loro mondo. Non mancheranno poi gli appuntamenti legati alla tradizione, ci collegheremo con i centri commerciali e questa estate andremo con la diretta nei bagni, che di Livorno sono l'anima».

Radio Flash per ora si ascolta in rete www.radioflash.biz (o www.radiolivorno.it e www.radioflash.info) e per chi riesce a captarla sulle onde medie Am stereo 1332.

«Negli Stati Uniti le onde medie stanno viaggiando alla grande e anche da noi avranno presto successo, la qualità si è alzata moltissimo: al momento ci sono solo dieci emittenti e la nostra è la prima in Toscana a sperimentare questa linea. Sono passati gli anni ma la voglia di fare c'è ancora. E se gli ascoltatori ci aiuteranno con la loro presenza questo, lo promettiamo, sarà solo l'inizio di una bella avventura che faremo di tutto per non interrompere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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