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Rosignanese a bordo della nave Costa: «Salva per miracolo»

Rosignanese a bordo della nave Costa: «Salva per miracolo»

Il racconto: "Abbiamo sentito un boato terribile, la luce che andava e veniva, ad intermittenza. Ho sentito la nave piegarsi su un lato, il lato sinistro. Abbiamo avuto paura, molta paura"

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ROSIGNANO

«Abbiamo sentito un boato terribile, la luce che andava e veniva, ad intermittenza. Ho sentito la nave piegarsi su un lato, il lato sinistro. Abbiamo avuto paura, molta paura. A bordo c'era grande agitazione…». Monica, 40 anni di Rosignano, era sulla Costa Concordia coi suoi due figli maschi di 20 e 18 anni. Quando racconta quelle drammatiche ore è sul pullman che dall'Isola del Giglio la sta portando a Savona, il porto dove doveva concludersi la crociera che ha attraversato Marsiglia, Barcellona, Palma di Majorca, Cagliari, Palermo e Civitavecchia. «Eravamo felici a quell'ora - racconta - stavamo cenando, alcuni giovani ballavano la macarena al ritmo della musica suonata a bordo». Proprio venerdì sera stava festeggiando il 18esimo compleanno di uno dei figli. Quando la Costa Concordia si è squarciata sulla scogliera che costeggia Giglio Isola. «I camerieri e l'equipaggio ci hanno detto di stare tranquilli, che non c'era alcun pericolo e che si era verificato solo un problema di stabilità della nave. Quindi ci hanno comunicato che la navigazione stava avvenendo con un solo timone perché l'altro era rotto».

Che la situazione fosse grave è apparso evidente poco dopo quando - racconta ancora la testimone - la nave si è piegata sul lato opposto. «C'era ancora la musica nei saloni - dice Maria - a quel punto le luci si sono spente del tutto, sono cominciati a cadere piatti e bicchieri dai tavoli. Un rumore impressionante, e tutto intorno a noi la gente che urlava. Chi temeva che a bordo fosse scoppiato un incendio». «Noi - continua - avevamo il tavolo vicino all'uscita di emergenza, i camerieri ed il personale di bordo ci ha aiutato ad indossare i giubbotti di salvataggio. La gente si accalcava alle uscite. C'era panico, terrore. Quindi siamo saliti sulle scialuppe e abbiamo raggiunto il Giglio».

La rosignanese prosegue. «All'inizio pensavamo che quelle luci che vedevamo vicine fossero l'Elba - racconta ancora Monica - ci sembrava impossibile di navigare in prossimità dell'isola del Giglio». Maria racconta anche un altro particolare terribile. I morti adagiati sulla banchina, coperti da un telo. «Si, li ho visti. Erano stati recuperati poco prima del mio arrivo. Io sono arrivata con la terza scialuppa». Quando racconta queste immagini ha ancora la disperazione negli occhi di tante persone che ha incrociato in quella notte agitata. Si ritiene fortunata, scampata coi due figli ad una tragedia. «Credo di essere stata fortunata perché durante l'impatto della nave con gli scogli io e i miei ragazzi eravamo nella parte più alta della nave. Ci avevano diviso in due gruppi per la cena, il primo ha mangiato alle 18,30, noi alle 20».Dopo la tappa a Savona, Monica è rientrata in tarda sera nella sua casa a Rosignano. «E' stato drammatico. Ho ancora negli occhi le immagini di tante persone disperate, gente che si tuffava in mare. Un incubo».

Andrea Rocchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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