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«Nessuno ci ha aiutati, ma siamo salvi»

Danilo D'Anna
«Nessuno ci ha aiutati, ma siamo salvi»

Alessandro Pucci era a bordo della Costa Concordia insieme alla fidanzata: eravamo a teatro e abbiamo sentito il botto

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MASSA

Giorgia e Alessandro non vedevano l’ora di salire sulla Costa Concordia. Era il regalo di lui per i diciotto anni della fidanzata. Aveva organizzato tutto lei, ma che importa: era la loro prima vera vacanza insieme. Alessandro non era mai stato su una nave così, Giorgia sì. Sulla Msc. Venerdì sera, quando la Concordia ha picchiato sugli scogli erano a teatro e stavano applaudendo un mago. Dopo quel rumore sordo, la loro vacanza da sogno si è trasformata in una brutta avventura. Per fortuna, con il lieto fine. Raccontano la loro odissea scherzandoci un po’ sù. Lui giura che non metterà mai più piede su una nave, lei fa gli occhioni dolci perché ci vorrebbe tornare.

Vi siete accorti subito che era accaduto qualcosa di grave?

«Abbiamo sentito lo sfregamento, poi abbiamo sbandato prima a destra e infine a sinistra. Neppure il tempo di chiederci cosa era stato ed è mancata la luce, per pochi istanti ma ci è sembrata un’eternità».

È a questo punto che avete sentito il comandante che dava l’allarme?

«Nessuno ha detto quello che era successo, o almeno noi in teatro non abbiamo sentito niente. Abbiamo dato retta all’istinto e siamo saliti in camera. Cinque piani con il cuore in gola. È vero che il primo giorno ci avevano detto quale era la procedura da seguire in caso di incidente, ma mai e poi mai avremmo pensato che ci sarebbe capitata una roba del genere».

Perché siete saliti in camera e non siete andati subito sul ponte?

«Abbiamo pensato che dovendo abbandonare la nave era meglio procurarci dei vestiti di ricambio. Comunque siamo stati rapidissimi, non abbiamo preso quasi niente. Giusto un paio di magliette per poter indossare qualcosa di asciutto. Sul ponte ci siamo arrivati pochi istanti dopo».

E siete saliti subito sulla scialuppa di salvataggio...

«No. Abbiamo aspettato il nostro turno. Abbiamo atteso un’oretta. È stato difficile, perché se all’inizio non pensavamo che la nave potesse affondare con il passare dei minuti la vedevamo inabissarsi. Ma non potevamo passare davanti agli altri».

Già, prima gli anziani e i bambini.

«Macché. Non sappiamo quale ordine seguivano ma prescindeva dall’età. Comunque la nostra scialuppa era la numero 21. Siamo saliti e abbiamo raggiunto senza alcun problema l’Isola del Giglio. Qualcuno si è lamentato perché non c’era personale della Costa con loro, ma noi non abbiamo notato niente di strano. Alle 23.20 abbiamo messo i piedi sulla terra ferma».

Come vi hanno accolto gli isolani?

«Benissimo. Hanno aperto le chiese, le farmacie e anche i negozi. Io (dice Giorgia) ho telefonato a mia madre e le ho detto che la nostra nave era affondata. Lei si è fatta una risata perché ci avevamo scherzato prima di partire. Poi ha capito che era vero e si è preoccupata, ma tutto era passato».

Era tutto passato?

«No, abbiamo aspettato il traghetto che ci portasse a Porto Santo Stefano. Lì ci hanno messo un braccialetto verde al polso dopo averci visitato. Voleva dire che stavamo bene e che potevamo tornare a casa. È finita, ma abbiamo visto gente che piangeva e che sveniva per la paura».

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