Gioco
Miracolo sul relitto Due turisti ritrovati vivi
Al termine di una giornata di emergenza e intense ricerche i vigili del fuoco hanno individuato un uomo e una donna in un ponte
ISOLA DEL GIGLIO. Due persone ritrovate vive nella nave nel cuore della notte. È questa la notizia lanciata dalle agenzie di stampa a tardissima ora, subito dopo la mezzanotte di ieri. Due persone, un uomo e una donna, che hanno risposto ai vigili del fuoco, ma che ancora a quell’ora non era stato possibile raggiugere. Una straordinaria notizia, che sembra quasi voler premiare l’altrettanto straordinaria maratona di solidarietà che, sin dal disastro, ha impegnato la piccola comunità del Giglio.
Una maratona cominciata subito, nel pieno dell’emergenza. Era infatti ancora dentro la scialuppa, Rossella, quando ha visto due mani infilarsi nel boccaporto e strapparle dalle braccia Alessio, 17 mesi. "Venga con me, signora, la porto a casa mia", le dice lo sconosciuto. Rossella Squarcio, 29 anni, è sotto choc. Non capisce cosa le sta succedendo, non vede, quasi, quello che succede intorno. Migliaia di persone, avvolte fin sopra la testa di coperte, si aggirano come fantasmi nel piccolo molo.
Col marito, Pino Pannese, segue lo sconosciuto che stringe al petto il bimbo, come fosse suo, e che gli apre la porta di casa. «Non so chi fosse, so solo che ero disperata, avevo freddo, fame e paura. E lui mi ha dato una casa», racconta.
E non è stato il solo. Rossella, Pino e Alessio vengono rifocillati e consolati. Poi il parroco, don Lorenzo, apre la sua, di casa, la chiesa del paese. La famiglia si congeda dallo sconosciuto samaritano ed entra nel nuovo rifugio. «Non posso dire come sono stati i gigliesi, non trovo le parole», racconta. «Ci hanno aperto le farmacie, i negozi, ci hanno dato i biberon, vestiti». A un certo punto entra una signora: «Quanti siete?». «Tre». «Venite da me». E la famiglia trova un letto per la notte.
Dal ponte del traghetto che attracca a Giglio Porto, la piazzetta del paese rimanda, d’istinto, a immagini ormai molto familiari, di isole e disperati. «Sembra di essere a Lampedusa», scappa di bocca a un marinaio. Ma nonostante la tragedia, nonostante lo choc, le fronti sono più distese. Le carezze dei gigliesi hanno scacciato via una buona parte di orrore.
La Costa Concordia incagliata a poche centinaia di metri dal porto non è passata inosservata, venerdì sera. Gli abitanti dell’isola, mille e cinquecento in tutto d'inverno, sono scesi in piazza, braccia conserte per scacciare il freddo e sguardo rivolto verso la grande balena in avaria. Ma le braccia non sono rimaste ferme a lungo. Tanti, tantissimi, hanno messo a disposizione la propria casa, l’appartamento sfitto, vestiti e coperte. Le donne hanno cucinato dolci, preparato fiumi di tè caldo. E poi hanno aspettato. E quando l'oceano di disperati è traboccato dal gigante ferito, c’erano tutti. Sindaco in testa.
Che ieri, appena avuta la notizia, in fretta e furia è corso al molo, come del resto, sulla sponda opposta del mare, stava facendo il collega di Porto Santo Stefano Arturo Cerulli. Ecco che si apre la scuola, ecco che i negozianti vengono buttati giù dal letto per aprire i negozi, ecco che il parroco corre ad accendere il riscaldamento in chiesa.
I naufraghi vedono tutto. E ringraziano i mille volti sconosciuti e fraterni. «Come si chiama quella scuola?», chiede Heidrun Hartmann, tedesca di Bayern. «Per favore, quando scopre chi è il preside, me lo scriva per email: dobbiamo assolutamente ringraziare», e appunta sul taccuino il suo indirizzo di posta elettronica. «La prego, per noi è importante, non ce lo saremmo mai aspettato».
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