Sicurezza
«Le ore più difficili della nostra vita»
Coppia di musicisti piombinesi sulla nave Concordia che si è incagliata nelle acque davanti al Giglio
PIOMBINO
«Alle 21,15, al Gran bar stavamo aspettando di riprendere a suonare» racconta Simona. «Alle 21,30, un movimento della nave inusuale» aggiunge Alessandro.
A vivere la tragedia sulla nave Costa Concordia, che si è incagliata al Giglio, Simona Santini e Alessandro Cappelli, piombinesi, 38 anni, sposati da 13 e uniti dalla passione per la musica , di cui vivono.
Il duo Venus ha un vasto repertorio di musica da ballo: Simona la voce, Alessandro suona tutto, dalla fisarmonica al trombone. Come accade ormai da più di 10 anni sulle navi Costa crociere, imbarcati 8 mesi all’anno in giro per il mondo. «Poi è arrivata una gran bòtta e ci siamo fermati. All’improvviso il buio – prosegue Simona – La nave si inclina a sinistra e noi fermi a reggere gli strumenti. Poi ci si raddrizza, torna la luce d’emergenza. Posiamo gli strumenti a terra». Secondi che sembrano ore.
«La Concordia – ricorda Alessandro – si inclina dalla parte opposta, due segnali sonori lunghi, l’avviso di falla». I passeggeri vanno a prendere in cabina i giubbotti di salvataggio. La coppia piombinese resta al Gran bar in attesa di istruzioni. «All’inizio si parlava di un problema ai sistemi di bordo – riprende Simona – Quando scatta l’allarme, l’emergenza generale, tutti i membri dell’equipaggio hanno un ruolo specifico nell’organizzare i passeggeri. A quel punto ci siamo avviati verso la prua, sul ponte 4». Sono le 22,30, ogni messaggio d’informazione passa in tutte le lingue. «C’erano molte barche di soccorso - racconta Alessandro - ma non si stava più in piedi. A quel punto, all’abbandono nave, abbiamo cercato di aprire la nostra zattera ma si s bloccata sulla fiancata».
La Concordia si inclina paurosamente. «Ci invitano a raggiungere il ponte 3, più in basso... Certo che un po’ di paura l’ho avuta - confessa Simona - Sono state le tre ore più difficili della mia vita. Dovevo salire da sola sulla scialuppa, ma Alessandro mi ha preso per un braccio... Poi per consentire agli ultimi passeggeri di salire sulle lance abbiamo fatto una catena umana coi ragazzi dell’animazione. Il ponte era già nell’acqua...».
A terra a mezzanotte, all’isola del Giglio. «A 250 metri dalla banchina, la nave si era piegata – dice Simona – Tanti dell’equipaggio, anche feriti, sono tornati a nuoto. A terra qualcuno mi ha messo sulle spalle un cappotto... grazie per tutto l’aiuto». In nave hanno perso tutti: abiti, strumenti, computer. Stanchi, provati, però «appena ci chiamano si riparte» chiosa Alessandro.
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