Italia
Tragedia del Giglio, naufraga la Costa Concordia La Maremma rende onore all’antica legge del mare
Una mobilitazione straordinaria di semplici cittadini, istituzioni e volontari per affrontare l’emergenza e dare assistenza all’esercito degli sbarcati
GROSSETO. Chi ha bisogno va aiutato, chiunque sia, a qualunque costo. È la legge del mare, che il vecchio pescatore Ernesto di Lampedusa si ostina a rispettare raccogliendo a bordo immigrati clandestini, nonostante la legge dell’uomo glielo vieti.
Accade in un film di Emanuele Crialese, “Terraferma”. E nelle ore in cui il mondo intero racconta la tragedia del Giglio rimandando all’immaginario un po’ kitsch del “Titanic” alla Di Caprio, quella figura di Ernesto appare la più appropriata per descrivere l’altra faccia di questa brutta storia. Una faccia luminosa, ma destinata probabilmente a rimanere nell’ombra, al di qua dei riflettori mediatici globali.
Stiamo parlando, appunto, della legge del mare. E di quelle centinaia di maremmani – per una volta istituzioni comprese – che nelle ore più lunghe sono corse in aiuto dell’immenso popolo dei naufraghi.
Più di quattromila disperati, un esercito, nel cuore della notte d’improvviso si rovescia sulla minuscola Isola del Giglio. E quelli del Giglio non fanno una piega. Non urlano, non si spaventano, non perdono neppure un istante a filmare o fotografare “l’evento” del secolo. Macché, scendono al porto per accogliere, scaldare, abbracciare, sfamare i disperati. Perché qui il mare è memoria di lacrime e fatica, qui c’è il dna dei pescatori. E i pescatori rispettano la legge del mare.
Come i dirimpettati di Porto Santo Stefano, che nel frattempo in poche ore – a frotte –allestiscono ospedali da campo, raccattano coperte, preparano the caldo e si mettono in attesa.
Intanto a Grosseto un manipolo di insonni, capitanati dalle autorità nella sala della Protezione civile, avvia un’instancabile ricerca di soluzioni. Si mobilitano tutti i sindaci, che tirati giù dal letto mobilitano gli albergatori, che tirati giù dal letto mobilitano il personale: “Io ho dieci posti”, “io ne ho cinquecento”, e in meno di due ore – come in una maratona pro Telethon – più di duemila ricoveri sono assicurati.
Si mobilitano i medici, gli infermieri, gli autisti dei pullman. Accorrono volontari e “angeli di professione”, tutti con la voglia e la capacità di fare miracoli. E il miracolo alla fine si fa: già di buon mattino l’esercito degli scampati è in salvo e ringrazia.
Qualcuno dice che la “Concordia” potrebbe essersi scontrata con la mitica isola di Zanara, un grande scoglio che le mappe tra Cinque e Settecento segnalavano appena a sud del Giglio e che poi scomparve, ribattezzata per questo “l’isola che non c’è”. Anche la Maremma, in fondo, è una “terra che non c’è”, un nome mai segnato dalle carte geografiche ufficiali.
Ma le carte, si sa, catturano le cose, non la loro anima. E quando si parla di anima, la Maremma c’è. Anima di pescatori fedeli alla legge del mare, terra senza radici aperta ai venti e ai forestieri.
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