Il Tirreno

Livorno

Costa concordia

«Così salutiamo i colossi del mare»

I gigliesi aspettano le grandi navi che passando accostano

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ISOLA DEL GIGLIO

Ormai è un rito, una consuetudine. Per salutare gli abitanti del Giglio la maxinave accosta verso l'isola mandandole messaggi d'amore: luci, suoni, colori. Succede da anni, e chiamatela empatia, affinità elettive o "celeste corrispondenza d'amorosi sensi". Così scriveva Foscolo nei Sepolcri e così parrebbe ora replicato da una certa comunanza segreta stabilita tra persone e cose, o (come in questo caso) tra gli uomini e una "nave".

I gigliesi lo sanno bene che nell'isola spunta spesso questo mistero buffo. Una sorta di avvicinamento (neppure segreto ma ormai noto a tutti) tra loro e le imbarcazioni della Costa Concordia, ogni volta attese come amanti perduti che se ne vanno ma poi tornano, ti stringono a sé e poi ripartono. Ma torneranno di nuovo ad abbracciarti. «Da anni sulla Costa ci sono ufficiali, comandanti e crocieristi del Giglio», dice una’isolana doc. «Ed è consuetudine piuttosto consolidata che le navi passino vicino all'isola, magari accostandosi rispetto alla rotta abituale. Così ci affacciamo alla finestra ad aspettarle».

«Scendiamo per strada e andiamo sul molo a guardarle», le fa eco uno dei tanti custodi della memoria storica dell'isola, ex marinaio. I gigliesi sono lì di fronte e ogni volta aspettano che il gigante illuminato, questo corpo galleggiante così mastodontico e spettacolare, si materializzi coi suoi ponti luccicanti, le lamiere e le piscine. Nella traiettoria serale di fronte all'isola - raccontano gli abitanti - «la nave si accosta e ha l'abitudine di farsi notare suonando la sirena». Uno, due, tre suoni emessi senza particolari regole, ma come consuetudine spontaneamente radicata. Nessuna norma imposta salvo appunto, ogni anno, il fatto di attirare l'attenzione con un richiamo sirenico. I gigliesi si affacciano alle finestre e scendono giù, accorrono fuori per seguirne il passaggio come una stella cometa. Un'abitudine in voga da anni: una storia romantica dei tempi moderni. E a volte - racconta il gigliese - ecco che il personale di bordo organizza concerti, esce all'aperto e suona, scatta fotografie alla gente affacciata per strada. Nell'appassionata liason la stessa cosa accade a terra, nell'isola, e perciò - racconta un abitante - «anche noi facciamo fotografie nel porto, usiamo i flash per mandare messaggi di luce ai naviganti. Qualcuno di noi suona e magari risponde in musica a chi fa altrettanto da laggiù». Un evento in cui la gente (sia di terra che di mare) si "connette" l'una all'altra proiettandosi psicologicamente nel corpo e nella mente altrui. Un fenomeno emotivo di grande suggestione, dall'aspetto fiabesco. Magari è un caso, o magari no: la nave ti chiama e te sei tranquillo a casa, ma ti accorgi che sta accadendo qualcosa di speciale e ti metti a osservare. «Di notte specialmente la nave è una città galleggiante e la gente è colpita dalla sua maestosità». Stavolta qualcosa è andato storto e forse la nave si è avvicinata troppo da bruciarsi. La musica ha smesso di suonare.

El.Gi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web