Italia
Acqua più salata, rincaro del 5%
Via libera da parte dell’Ato (che raggruppa i 33 Comuni). Sos bolletta, Livorno fra le 9 più care d’Italia
di Mauro Zucchelli
LIVORNO
L'anno nuovo si apre con l'annuncio del rincaro delle tariffe dell'acqua: arriverà al 5%. Il via libera è arrivato nell'ultima seduta dell'assemblea dell'Autorità di ambito Ato 5 che raggruppa i rappresentanti dei 33 Comuni che hanno l'Asa come gestore unico dell'acquedotto. Chissà se è solo per caso che alla riunione erano presenti solo in sette (in rappresentanza di quell'83% del capitale sociale costituito da 13 Comuni, soprattutto quelli maggiori, a cominciare da Livorno, Cecina, Piombino e Rosignano); venti i forfait, cioè praticamente tutti i municipi sotto l'1% più Collesalvetti (4,4%) e Castagneto (2,3%).
«Credo che almeno fino al 2015 ci saranno questi recuperi entro il 5% di aumento sulla tariffa», dice Fabio Del Nista, presidente di Asa. Il motivo? «Gli investimenti in impianti e macchinari che stiamo installando. A questo si aggiunga il fatto che la rete idrica è piuttosto vecchiotta: non solo qui da noi ma anche nel resto della Toscana e un po' in tutto il Paese. Ne consegue che, a fronte dei 180 milioni previsti nel calendario degli investimenti, chiederemo perciò il massimo incremento del "coefficiente K", ovvero il 5%».
Resta il fatto che a Livorno l'acqua costa cara più che altrove: anche l'ultima indagine Federconsumatori dice che una famiglia-tipo, per un consumo annuo di 200 metri cubi, paga poco più di 440 euro. Quanto basta per collocare Livorno fra le nove realtà più care d'Italia. E in passato era andata anche peggio: nel 2007 eravamo indicati come la città più cara di tutta Italia per le bollette dell'acqua. L'ex municipalizzata ha sempre ribattuto dicendo che lo standard di costi più elevato che altrove è determinato dal fatto che nei nostri territori l'acqua o manca (e dunque va fatta arrivare da altre zone, che se la fanno pagare cara) o è carica di residui (che impongono impianti di trattamento, come per l'arsenico e il boro in Val di Cornia o per il ferro e il manganese nei pozzi colligiani in zona Mortaiolo).
E gli effetti del referendum (vinto dal sì) per l’abrogazione di quel 7% di remunerazione del capitale? Il fronte referendario ha spesso rimproverato a amministratori e aziende di voler dribblare il verdetto delle urne cercando di far di tutto per non eliminare la quota abrogata o comunque farla rientrare dalla finestra.
La contro-tesi del quartier generale di Asa è riassumibile così: la norma abrogata dovrà essere sostituita da una nuova, che però non potrà essere retroattiva e dunque sarà valida solo per i nuovi affidamenti.
Intanto, sui rincari decisi dall’Ato va all’attacco il coordinatore Udc Luigi Coppola: sì, l'acqua all'estero è di solito molto cara ma «la nostra a livello nazionale è fra le più costose, nonostante la qualità non sia delle migliori ed i servizi annessi alquanto scadenti».
Per Coppola l'attuale gestione da parte di Asa «non è fra le migliori». Riguardo agli investimenti probabilmente a doversi frugare le tasche non saranno i Comuni («o se lo faranno solo in minima parte») bensì i cittadini con le bollette: è sulle utenze che peserà l’accordo per gli «interventi urgenti finalizzati al miglioramento dell'acqua potabile».
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