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Livorno

«Venite, c’è un bidone in mare»

«Venite, c’è un bidone in mare»

Tre surfisti chiamano la guardia costiera e scatta l’allarme. «Non è tossico»

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di Juna Goti

LIVORNO

A dare l’allarme, intorno alle 11, è stato un gruppo di surfisti arrivato alla spiaggia della Ginestra, tra i Rex e il Boccale, a caccia di onde. Jorma Cosci si affaccia sull’insenatura e vede un grosso bidone blu portato a riva dal mare. Con lui ci sono Andrea Pallavicini e Giovanni Ceraolo. Mettono tutti da parte la tavola e fanno il numero del soccorso in mare: «C’è un fusto blu sugli scogli, potrebbe essere uno di quelli tossici? È sicuro entrare in acqua?».

Il surfista che ha avvistato il rifiuto cavalca le onde della Ginestra dal ‘98. «Non erano mai arrivati bidoni a riva – ripete insieme agli amici – come tutti i livornesi vorremmo un po’ di chiarezza, noi usciamo in mare anche d’inverno ... ».

Sul posto arrivano protezione civile, guardia costiera, Arpat e vigili del fuoco. Scattano gli accertamenti. Gli addetti ai lavori escludono subito che possa trattarsi del materiale perso il 17 dicembre dall’eurocargo Venezia. «Questo bidone – dice il capo della protezione civile, Leonardo Gonnelli – è di plastica, mentre quelli tossici sono di metallo».

Resta da capire cosa contenesse. Sulla parte superiore c’è un taglio da cui sono fuoriusciti circa 250 chili di liquidi. Gonnelli fa due ipotesi: «Potrebbe trattarsi di uno di quei contenitori di acqua dolce che si usano sulle imbarcazioni, ma non è escluso che contenesse idrocarburi».

Il bidone è stato quindi rimosso dal nucleo specializzato dei vigili del fuoco e portato via da Aamps. Arpat ha effettuato alcuni rilievi sui sedimenti trovati all’interno. Nel frattempo si cerca di risalire all’imbarcazione che lo ha perso attraverso il codice riportato sul tappo.

Questo, ripete Gonnelli, è il terzo falso allarme dopo l’incidente in Gorgona: prima il cattivo odore al Gabbiano, poi alcune ceste per gamberi (anche quelle blu) allo scoglio della Ballerina. «La protezione civile – chiude – sta setacciando il tratto di costa che va dal porticciolo di Ardenza al Castel Boccale, l’unico dove le correnti potrebbero portare i bidoni».

Intanto, Guido Spinelli (Arpat) conferma che sono partiti i controlli sul pesce e sui fondali, per verificare se ci sono state contaminazioni. Impossibile, invece, fare analisi dirette sul prodotto «che si trova ancora sotto sequestro a Genova».

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