Sicurezza
Nave sulla secca, 78 dispersi
La Costa Concordia si inclina: drammatico salvataggio dei 4mila passeggeri. Tre morti
ISOLA DELGIGLIO
Dramma davanti all’Isola del Giglio: l'ammiraglia della flotta Costa, la Costa Concordia è finita sugli scogli e ha inziato ad imbarcare acqua: è stato dato l’ordine di abbandonare la nave, ma se più di 4mila persone sono evacuate sulle scialuppe dopo aver indossato i giubbotti di salvataggio e messe in salvo con scialuppe nelle acque di fronte al porto gigliese, alla fine ci sono stati tre morti accertati e diversi feriti, ma soprattutto si contano 78 dispersi, persone che si sono gettate o sono cadute in mare durante i momenti di panico scoppiati a bordo e nelle concitate operazioni di salvataggio.
La Costa Concordia era partita ieri da Civitavecchia per un lunghissimo giro del Mediterraneo ed era diretta a Savona, quando è andata a sbattere contro gli scogli di una secca a due miglia ad Est dell’isola. La nave ha inziato ad imbarcare acqua e si è inclinata su un fianco, per poi fermarsi a pochissima distanza dal piccolo porto dell’Isola del Giglio. Qui la maggior parte dei passeggeri è stata sbarcata a terra, tra i quali si sontano anche diversi feriti, ma si è consumato un altro dramma: un centinaio di persone, tra i quali numerosi disabili, sono rimaste bloccate a bordo a causa dell’inclinazione della nave che è via via aumentata pericolosamente, tanto che si è dovuto intervenire con le fiamme ossidriche.
Le prime voci subito dopo l’incidente parlavano di di problemi elettrici, ma poi si è capito che la nave - proprio davanti all'isola - avesse urtato gli scogli e subito delle falle. Da qui ha iniziato a inclinarsi e affondare.Solo all'arrivo dei primi soccorritori - tra i quali il traghetto che collega il Giglio alla terra ferma - si è appreso che la nave imbarcava acqua dopo essersi incagliata in una secca a Punta Gabbianara.
Mentre venivano calate le scialuppe di salvataggio, barche di tutte le dimensioni sono partite dal porto per mettere in salvo i passeggeri. Una situazione di emergenza assoluta, complicata da gestire da parte delle stesse forze dell'ordine che - coordinate dalla Prefettura di Grosseto - si sono attivate anche dal resto della Toscana. C'erano i carabinieri di Orbetello, quelli dell'isola del Giglio che hanno operato con la motovedetta del Giglio sia via terra che via mare, la motovedetta dei carabinieri di Porto Santo Stefano, i militari di Civitavecchia e Livorno.
Per le persone evacuate si sono creati problemi di spazio con le scialuppe che non riuscivano a entrare in porto, improvvisamente diventato troppo piccolo per ospitarle tutte. Dunque il traghetto della Toremar, la compagnia dell'arcipelago, è stato fatto uscire in mare aperto per permettere ai battelli di salvataggio di entrare al suo posto e mettere in salvo le migliaia di persone. Intanto si è scatenata la solidarietà del popolo gigliese. Centinaia di abitanti dell'isola - gioiello dell'arcipelago popolato da nemmeno 1500 persone - si sono improvvisamente trovati di fronte al porto, a gestire un'eccezionale bacino di persone corrispondente a cinque volte più di loro. Ma non si sono persi d'animo e moltissimi - che si sono stretti l'uno all'altro, testimoni di una situazione drammatica - sono usciti dalle case.
Dopo aver verificato lo stato di emergenza, tanti di loro hanno messo a disposizione appartamenti, vestiti e quello che avevano per ospitare e aiutare i turisti evacuati.
Il sindaco dell'isola del Giglio, Sergio Ortelli, ha iniziato a organizzare le operazioni per ospitare le circa 4mila persone che hanno abbandonato la nave. «Siamo in piena emergenza» - ha dichiarato.
Ed emergenza assoluta è stata espressa dai comandi provinciali delle forze dell'ordine, che dal capoluogo maremmano si sono precipitati verso l'isola, per gestire la situazione e accogliere - per tutta la notte - i circa 4.000 passeggeri, alcune centinaia dei quali sono stati accolti nella chiesa del paese.
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