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Morto in campo a 42 anni sequestrate le cartelle cliniche

Morto in campo a 42 anni sequestrate le cartelle cliniche

L’ipotesi di reato è omicidio colposo. Il pubblico ministero nomina un consulente, lunedì l’autopsia. Un mese fa era rimasto folgorato sul lavoro, mercoledì l’ultima visita e l’ok per tornare ad allenarsi

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Non capisco come sia possibile che nel pomeriggio i medici abbiano accertato che mio marito stesse bene e potesse tornare alla vita normale e invece quella stessa sera è morto».

I dubbi misti al dolore di Stefania Cocchi, moglie di Massimo Guidetti, deceduto mercoledì sera a 42 anni durante gli allenamenti di basket nella palestra comunale di Vicarello, sono anche quelli del pubblico ministero Giuseppe Rizzo che sulla morte dell’ex operaio ha aperto un’inchiesta.

L’ipotesi di reato, per ora contro ignoti, è quella di omicidio colposo, ma nei prossimi giorni, molto probabilmente prima di lunedì, giorno in cui dovrebbe essere eseguita l’autopsia, nel registro degli indagati potrebbero finire i medici che hanno avuto in cura l’operaio nell’ultimo mese: tra la folgorazione della quale era stato vittima il mese scorso, fino al decesso di mercoledì.

L’aspetto che avranno il compito di chiarire gli inquirenti riguarda proprio il possibile collegamento tra l’incidente sul lavoro di cui è stato vittima il quarantaduenne lo scorso 14 dicembre e l’arresto cardiaco che lo ha ucciso davanti ai compagni di squadra.

È per chiarire questo aspetto che il pubblico ministero Giuseppe Rizzo ha disposto il sequestro della salma, l’acquisizione delle cartelle cliniche emesse dai medici degli ospedali di Cecina, dove è stato curato dopo l’incidente del mese scorso a Bibbona, e quelle dell’ospedale di Pontedera dove è stato visitato poche ore prima della morte e al termine del check-up avrebbe ricevuto l’ok per «tornare ad una vita normale». Oltre a questo il pubblico ministero ha nominato come consulente il medico legale Vittorio Fineschi. Toccherà a quest’ultimo individuare un cardiologo che lo affianchi durante gli esami autoptici che dovranno verificare eventuali negligenze da parte dei medici che hanno visitato Massimo Guidetti nell’ultimo mese. Possibile che la scarica elettrica abbia potuto lacerare il cuore oppure alterarne la funzionalità fino a causarne la morte senza che i medici potessero prevederlo? Questa - confermano dalla Procura - è la domanda chiave attorno alla quale ruoterà l’indagine.

Impossibile, per il momento, quantificare il numero dei medici che rischiano di vedersi recapitare l’informazione di garanzia. Dalla Procura spiegano come in questi casi sia «nell’interesse dei protagonisti essere iscritti nel registro degli indagati prima dell’autopsia perché in questo modo è possibile, anche per loro, nominare un consulente di parte».

All’indomani del decesso del quarantaduenne, erano stati gli stessi familiari a chiedere che venissero eseguiti degli accertamenti. Il primo passo è stato fatto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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