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LIVORNO RIDE MA QUEL FATALISMO...

di Livornocronaca trovata in stazione a Milano oppure di una copia sgualcita tenuta insieme alla mazzetta dei giornali da un viso sconosciuto all’aeroporto di Londra. «Oh, quello legge il...

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di Livornocronaca trovata in stazione a Milano oppure di una copia sgualcita tenuta insieme alla mazzetta dei giornali da un viso sconosciuto all’aeroporto di Londra. «Oh, quello legge il Vernacoliere». «Deh no».

«D’altra parte l’anima dissacrante dei livornesi è un qualcosa di atavico, ce l’abbiamo nel sangue insieme all’orgoglio di appartenere a questa città», dice con un mezzo sorriso Max Greggio, livornese con natali padovani, pezzo storico del Vernacoliere, l’inventore di Budiùlik, ’R Troiantropo, Pipaluce e di tanti altri personaggi che hanno fatto le fortune del giornale di Mario Cardinali, ma anche autore fin dalle origini di Striscia La Notizia.

Greggio vive a Bergamo da quasi vent’anni, trasferito per amore da Milano dove ha iniziato a lavorare ai tempi del Drive In. Ha tre figli, una moglie, una casa a Quercianella «che per due mesi l’anno mi godo insieme al mare», una vita frenetica tra Mediaset, Smemoranda, mille collaborazioni e l’antico amore per il Vernacoliere. «Ogni tanto Cardinali ama fare un summit con gli autori storici - racconta -. È importante ritrovarci per guardarci in faccia, confrontarci, trovare nuovi entusiasmi».

Ha mollato da un po’ Paperissima, con Cologno Monzese ha drasticamente ridotto il rapporto: «Sono rimasto soltanto a Striscia e lavoro 5 mesi l’anno». Il motivo? «Personale ma anche politico. Ad un certo punto della mia carriera ho deciso che il mio era un mestiere non una missione».

Quando gli parli di Livorno e del carattere dei livornesi, la sua reazione è un mix di amore ma anche di rabbia. «La nostra capacità di fare satira? Cardinali l’ha ripetuto mille volte: nasce dal carattere dissacratore, dall’atteggiamento irriverente, dalla capacità di colorire il linguaggio. Purtroppo però c’è un limite. È un limite che sta nella satira stessa degli ultimi tempi ma anche nella realtà politica, sociale, economica di questo Paese. Prima la satira si rivolgeva a un pubblico che sognava un futuro diverso. Oggi la gente non sogna qualcosa di migliore, non immagina il mondo che vorrebbe, è talmente preoccupata di perdere ciò che possiede, che si ascolta la satira ma non va oltre, non è capace di apprezzarne il senso di cambiamento. Paradossalmente gli ultimi fenomeni innovativi che abbiamo vissuto sono stati la Lega e Berlusconi col loro populismo, la loro demagogia e le loro promesse irrealizzabili. I campi si sono ribaltati se la sinistra, sognatrice per natura di un mondo migliore, si è trovata a gestire un mondo reale».

Ai livornesi Greggio fa un appunto simile: «Oltre alla parte destruens servirebbe quella costruens. E invece il livornese è nichilista, fiero di se stesso, esaspera lo spirito caustico della Toscana in una dimensione quotidiana senza guardare oltre. Il detto “a pagà e morì siamo sempre a tempo” lo racconta chiaramente. La componente fatalistica del “fa’ vaini” spesso impedisce di andare oltre alla battuta dissacrante. E non è un caso il “meglio disoccupato all’Ardenza che ingegnere a Milano” faccia tanta breccia dicendo una bugia enorme: perché è meglio ingegnere a Milano».

Giulio Corsi

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