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Livorno

In Comune scoppia il caos «Ora il sindaco si dimetta»

In Comune scoppia il caos «Ora il sindaco si dimetta»

Tamburini (Pdl) svela le carte dell’incidente: tutti sapevano tranne la città Cosimi controbatte alle accuse: abbiamo fatto quello che potevamo

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di Giorgio Carlini

LIVORNO

Il colpo di scena arriva a metà mattina, quando Bruno Tamburini (Pdl) si ripresenta in aula consiliare sventolando le copie dei fax inviati dalla capitaneria di porto nelle ore successive all'incidente dell'eurocargo Venezia del 17 dicembre scorso. «Il Comune – dice – ha ricevuto tutte le comunicazioni e le ha sottovalutate».

«Non è vero - replica l'assessore Mauro Grassi - la protezione civile ha attivato subito una procedura di emergenza per il recupero di eventuali fusti spiaggiati».

Così la discussione sui 198 bidoni tossici persi dalla nave della Grimaldi si infiamma: i rappresentanti dell’opposizione arrivano a chiedere le dimissioni del sindaco, in maggioranza si grida a più riprese di accertare tutte le responsabilità, anche sulle mancate comunicazioni alla città e al consiglio.

«È atipico – interviene Gianfranco Lamberti (Confronto) – che per un fatto così importante non ci sia il sindaco». Che ha delegato l'assessore Grassi.

Marco Cannito (Città Diversa) attacca: «Non mi convince il discorso delle competenze limitate. Il sindaco è la prima autorità sanitaria locale. Dopo le comunicazioni della capitaneria mi sarei aspettato qualcosa di più. Il Comune di Livorno si è mosso tardi e non ha fatto il suo dovere».

Sulla stessa lunghezza d'onda gli interventi di Tiziana Bartimmo (Rifondazione) e Salvatore Capuozzo (Udc). «Evitiamo la polemica e concentriamoci su quello che deve essere fatto», consiglia poi Giovanni Mancusi (Pd). «La priorità è mettere in moto una macchina che recuperi i bidoni», gli fa eco Vladimiro Del Corona (Pd).

Infuriato Lamberto Giannini (Sel) che per primo ha presentato un’interpellanza sul caso e non le manda a dire neppure ai suoi. «Così – grida – si fa una politica folle, ci sono colpe macroscopiche, hanno sbagliato in tanti e deve saltare qualche testa! Perché si agisce ora e non prima? L'atteggiamento di prefettura e capitaneria è grave, ma perché il sindaco non ha fatto un'ordinanza di divieto di pesca?».

Marcella Amadio (Pdl) non le manda a dire a nessuno: «Il presidente Kutufà si batte tanto per difendere la Provincia e poi non fa niente davanti all'emergenza».

«Se il sindaco Cosimi non era a conoscenza dei fatti – continua – deve cambiare mestiere. E se sapeva tutto e non ha detto niente, allo stesso modo si deve dimettere».

Il sindaco, chiamato in causa a più riprese, è intervenuto in serata sostenendo che «si cerca di montare un caso quando l'amministrazione ha agito nel migliore dei modi».

«Nessuno – dichiara – ha mai negato che fossero arrivati i fax». Eppure sia il sindaco che l’assessore Grassi negli ultimi giorni hanno lamentato una mancanza di coinvolgimento da parte della capitaneria e delle istituzioni preposte. Senza contare che il consiglio comunale è venuto a sapere tutto dal Tirreno.

«La capitaneria – controbatte Cosimi – si è comportata perfettamente da un punto di vista burocratico, ma al di là delle competenze il buon senso avrebbe suggerito un nostro maggiore coinvolgimento. Già dal 17 dicembre abbiamo attivato la protezione civile per quanto riguarda l'unica competenza del Comune in questi casi: il recupero dei rifiuti provenienti dal mare nel momento del loro spiaggiamento». «Poi – continua – c’è un incontro in prefettura, senza che il Comune sia invitato e i partecipanti concludono che "la situazione non desta particolari allarmi per la salute e per l'ambiente". Nonostante questo, assieme al vicesindaco, il 4 gennaio sono andato in capitaneria per chiedere informazioni e con il presidente della Regione ci siamo accordati per un incontro con il ministro dell'Ambiente».

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