Il Tirreno

Livorno

Gli staff degli yacht nasceranno qui?

Gli staff degli yacht nasceranno qui?

L’ultima idea per villa Maurogordato: serve una mano dal Prg

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di Giulio Corsi

LIVORNO

Da villa Maurogordato si vede il mare. Nelle giornate di tramontana e di cielo nitido, la Gorgona e più in lontananza la Corsica si stagliano dietro l’antica recinzione in ferro del parco come cartoline dal paradiso. Ma è un attimo di illusione: voltarsi indietro e veder sbucare, nascosto tra i rovi, quel palazzo sventrato da pochi decenni d’incuria più distruttivi di tre secoli di vita è un pugno in faccia che ogni livornese si prende ogni qualvolta decide di salire fino a Monterotondo e farsi una passeggiata tra gli oltre 700 arbusti disseminati sui tre ettari della villa. Voltarsi indietro nella storia è un pugno in faccia altrettanto doloroso: immaginare quei saloni affrescati, la grande serra in ghisa, la cappella ortodossa e quella cattolica, lo splendore di quel palazzo dominante sulla città, passato dall’arcivescovo di Pisa al console di Russia, dal principe polacco ai commercianti greci, porta gli occhi a rivedere la Livorno dei mercanti, porto perla del Mediterraneo, città aperta al mondo e coacervo di lingue razze facce e religioni. E a fare un confronto col presente.

Di villa Maurogordato si è scritto e riscritto. Di tutto. Decine di articoli negli ultimi vent’anni, reportage tra le macerie, scatti tra i rovi che crescevano, il colonnato che porta al casino di caccia e il suo deteriorarsi anno dopo anno fino alla decisione della Provincia - proprietaria della struttura ereditata dal consorzio antitubercolare - di recintarlo. Le feste del primo maggio a fine anni 90, il maxischermo collegato a piazza San Giovanni, le recinzioni di sicurezza divelte e le scritte sui muri, le bivaccate notturne di gruppi di ragazzi, anche qualche svastica apparsa sulle pareti, le finestre murate per evitare a chiunque di addentrarsi in quel rudere bellissimo pericoloso e affascinante, i concorsi canini, le feste dell’Unità, la trasformazione in parco per animali, l’assenza di giochi e giostine per bambini, le difficoltà di parcheggio, i pic nic e il recente trasloco della sede delle guardie ambientali volontarie nella palazzina d’entrata.

Si è scritto, e si è anche discusso nei palazzi della politica. Mentre trave dopo trave, affresco dopo affresco, solaio dopo solaio l’incuria e il tempo si mangiavano la villa. Una sede universiataria (poi realizzata a villa Letizia). Il museo di storia naturale (realizzato in via Roma). Un campo da golf e un grande albergo (mai neanche progettato). Negli ultimi due anni insieme agli ultimi pezzi di tetto è calato anche il silenzio sul destino di villa Maurogordato. Scarseggiano le idee? I soldi? La volontà? La speranza di riuscire in un’impresa in cui si fallisce da almeno due decenni? Difficile dirlo. In realtà un progetto in un cassetto della Provincia c’è ancora. Mai messo nel pamphlet delle pratiche irrealizzabili. Ma neanche mai raccontato nel dettaglio. È lì dal 2007: prevede un investimento di 10 milioni. Ha un obiettivo ambizioso: trasformare Livorno in una Southampton italiana. Cioè nella città che insieme agli yacht produca anche l’altra componente fondamentale nel mercato delle barche di lusso: gli equipaggi. Nella città inglese, regno della navigazione affacciato sul golfo del Solent davanti all’isola di Wight, esistono scuole di ogni tipo che formano il futuro personale che sarà reclutato dai nababbi che ordinano yacht anche ad Azimut Benetti.

L’idea-sogno della Provincia è che Livorno riesca a fornire chiavi in mano lo yacht completo anche del suo crew, cioè dell’equipaggio. E che esso venga formato nel palazzo di villa Maurogordato trasformato in scuola post diploma ad alta professionalità. La richiesta del mercato del lavoro è reale e questo è un punto a favore. Ma il progetto ha trovato due intoppi: il finanziamento iniziale - chiesto tramite fondi Cipe - e i forti oneri economici prolungati nel tempo che potrebbero ricadere sulle spalle di una Fondazione pubblico privata ad hoc. E’ chiaro che in questo momento un progetto così impegnativo non possa essere la priorità per un ente che rischia di scomparire come la Provincia. Ma c’è da giurare che se il nuovo Prg disegnasse una situazione intrigante per attrarre capitale privato interessato a un project financing, quel progetto uscirebbe immediatamente dal cassetto.

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