Il Tirreno

Livorno

«La rete si è incagliata in un siluro»

L’armatore del Santa Lucia modifica la sua versione: ne avevamo trovato uno già un anno fa

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LIVORNO

«Credo che la ricostruzione dell’incidente vada rivista». Alle 11 della mattina, 25 ore dopo la tragedia del Santa Lucia, l’armatore della barca Silverio Romano apre uno scenario nuovo sui fatti di Vada. «Per noi non è possibile che sia stato uno scoglio ad incagliare la rete», afferma. E allora cosa è stato? «Per me è stato un siluro», sentenzia. Come un siluro? Romano racconta: «Ci sono vari residuati bellici sotto quelle acque. Un anno e mezzo fa, proprio in quella zona, una rete della nostra barca si era incagliata proprio contro un siluro. Dovemmo tagliare tutto dopo vari tentativi per liberarla». Ma come fece l’equipaggio del Santa Lucia ad accorgersi che allora non fu uno scoglio ma un proietto bellico? Romano risponde sicuro: «Si vedeva chiaramente dalla superficie».

Passano due ore, intercorre un’altra telefonata con l’armatore e parlando dai corrido della capitaneria Romano alleggerisce leggermente la sua convinzione. «Non dico che è stato sicuramente un siluro, dico che potrebbe essere stato». Ma è cambiata la versione del marinaio Caddeo? «No, lui ha soltanto detto che la rete si è incagliata. Io aggiungo che un anno e mezzo fa avemmo grosse difficoltà per liberare tutto da un siluro e che adesso la storia potrebbe essersi ripetuta con un epilogo ben diverso».

La versione convince poco. La risposta arriverà quasi sicuramente dai mezzi di vigili del fuoco e della capitaneria che nelle prossime ore dovranno scendere a 70 metri di profondità per tentare di recuperare il relitto del Santa Lucia. Ma intanto viene decisamente smontata dall’Icram, l’istituto centrale per la ricerca scientifica applicata al mare dipendente dal ministero dell’ambiente. Una delle specializzazioni dell’ente romano è proprio il monitoraggio e l’aggiornamento continuo della situazione dei fondali italiani e della ricerca di residuati bellici. E secondo le carte in possesso dell’istituto, al largo di Vada, ma anche del Lillatro, di Rosignano e di Cecina non è mai stata rilevata la presenza di armamenti e residuati dell’ultimo conflitto. «E’ chiaramente impossibile pensare di avere il quadro di tutti i siluri lasciati dalla seconda guerra mondiale - spiegano gli esperti dell’Icram -. Basti pensare alle difficoltà che ci sono con i relitti di navi. Ma le nostre carte restano comunque le più aggiornate in circolazione e si basano su documenti non più secretati della Marina e della capitaneria, dai diari di bordo di tutte le imbarcazioni, di interviste a ufficiali e pescatori, di tutta la letteratura possibile sull’argomento. Lì non risulta presenza né segnalazione di armamenti. Solo un cavo sottomarino a 90 metri che da Pisa passa nel canale di Piombino e arriva a Marina di Grosseto e le ostruzioni antistrascico per dissuadere dalla pesca illegale. Ma si trovano a 30 metri e dunque ben più vicine alla costa rispetto a dove è accaduto l’incidente e i pescatori le conoscono bene». (g.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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