Sicurezza
Un parco chiuso da mezzo secolo
È il gioiello davanti al mare passato da principi a immobiliari Il Comune lo ha comprato 14 anni fa per oltre due miliardi
LIVORNO
Sono stati di proprietà privata per secoli. Poi, più di dieci anni fa, sono passati nelle mani del Comune. L’intenzione era di realizzarci attrezzature per il pubblico, aree sportive, percorsi turistici collegati all’ippodromo. Ma quei 42mila metri quadri di verde nascosti tra il viale Italia e via dei Pensieri per i livornesi sono rimasti un mistero.
Si chiama parco della Ceschina: 4.2 ettari di bosco mediterraneo chiusi alla città in una delle aree - forse l’Area - più prestigiose e appetibili. Se si escludono un tecnico dell’ufficio giardini e alcuni lavoratori del Caprilli, nessuno ci mette piede “in libertà” dagli anni Trenta, quando villa Letizia fu trasformata in una colonia estiva per i figli del Littorio.
Per capire come ha fatto, Livorno, a dimenticarsi di questa pineta sugli scogli dell’Accademia bisogna correre fino al 1820, quando un principe dal cognome scioglilingua - Ottomano Stanislao Poniatowsky - fa costruire la splendida villa Letizia (oggi sede del polo universitario). Intorno alla villa c’è un parco immenso, con lavatoi, scuderie e una portineria, la Torre del Belvedere.
Prima dell’Unità d’Italia l’area passa di mano in mano fino ad essere acquistata da David Bondi (1873) che la rimette a nuovo. A fine ’800 iniziano i frazionamenti: Augusto Cave Bondi, appassionato di ippica, cede alla Società Livornese per le corse dei cavalli quella fetta di proprietà che diventerà il Caprilli, mentre gli altri fabbricati e il verde passano nelle mani di una immobiliare di Milano, la Letizia.
Il cuore del parco cambia di nuovo proprietario nel 1943: l’immobiliare si fonde con la società sanitaria Ceschina & Co, di una nota famiglia di imprenditori lombardi che dopo la guerra hanno comprato terreni sulle coste di mezza Italia.
Bisogna aspettare il 1998 perché l’amministrazione Lamberti metta gli occhi sul gioiello. A condurre la trattativa è l’assessore al patrimonio Paola Bedarida, all’ambiente c’è Alessandro Cosimi. Alla fine il Comune si prende i 42mila metri con 2miliardi e mezzo delle vecchie lire. La giunta licenzia progetti di “messa a frutto” (come quello targato D’Alesio) che si scontrano con l’intoppo dei finanziamenti. Nell’era Cosimi il futuro del parco diventa l’ultima goccia nel mare delle divergenze tra sindaco e assessore Ritorni, che a fine estate si dimette. E per ora i cancelli restano chiusi.(j.g.)
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