Sicurezza
Maxi rissa a fine partita giocatore e dirigenti feriti
Il parapiglia è scoppiato al termine di Perignano-Livorno 9 di seconda categoria Un testimone: «Atleta colpito con un pugno». I padroni di casa: noi le vittime
LIVORNO - Durante la partita uno scambio di battute e provocazioni tra la panchina del Perignano e un giocatore del Livorno 9, dopo il triplice fischio finale (il match è finito 2-1 per i padroni di casa ndr), dalle parole alcuni tesserati delle due squadre, iscritte al campionato di seconda categoria, sarebbero passati ai fatti scatenando una maxirissa nello spazio che separa il campo dagli spogliatoi.
«Un giocatore è stato aggredito e colpito con un pugno alla tempia», spiegano dall’entourage ospite. «Siamo noi le vittime», ribattono gli avversari che hanno messo la pratica in mano a un legale.
Tutta da chiarire, dunque, sia la dinamica che le responsabilità. Anche perché, e su questo le versioni combaciano, l’arbitro non avrebbe assistito allo scontro «perché era già rientrata negli spogliatoi». Mentre sugli spalti era seduto un commissario che potrebbe aver visto tutta la scena e dunque aver riferito al direttore di gara che a sua volta potrebbe aver informato il giudice sportivo. «Oggi saranno comunicate le eventuali squalifiche», glissano i protagonisti.
L’unica certezza sono i tre certificati medici rilasciati dagli ospedali di Pontedera e Livorno dopo aver visitato e dimesso, il primo un atleta della squadra labronica e l’altro i due tesserati del team pisano, entrambi però residenti a Livorno. Tutti e tre i certificati sarebbero sotto i venti giorni di prognosi: troppo poco per far scattare l’indagine. Ecco perché serve una querela da parte di almeno uno dei protagonisti per ulteriori accertamenti, cosa che non sarebbe ancora avvenuta.
La miccia che avrebbe scatenato la lite sarebbe da ricercare nella comune provenienza dei protagonisti. «Lo staff tecnico del Perignano è per lo più composto da livornesi – spiegano gli addetti ai lavori – ecco perché conoscevano alcuni dei giocatori avversari».
Con uno di questi, un ragazzo di appena 18 anni, intorno alla metà del secondo tempo, sarebbe nato il diverbio con la panchina della formazione di casa. «Al nostro giocatore – racconta un dirigente del Livorno 9 – è stato contestato un comportamento troppo falloso. E’ nato un battibecco finito con una minaccia da parte di un loro tesserato: “Dopo ti dò una manata”». Quando la partita è finita quella promessa si sarebbe trasformata in realtà. «Quello che ho visto – va avanti il dirigente – è un tesserato del Perignano che arrivato alla porta che dà accesso agli spogliatoi si è fermato come se aspettasse qualcuno, tanto che il nostro allenatore lo ha seguito per chiedere spiegazioni e capire quali intenzioni avesse. Quando è arrivato il giocatore con il quale aveva discusso lo ha colpito con un pugno che lo ha preso alla tempia».
Da qui è nato il parapiglia finito con l’arrivo dei carabinieri di Perignano e di un’ambulanza che ha soccorso l’atleta per trasferirlo in ospedale dov’è rimasto in osservazione fino a domenica notte. «Dopo aver ricevuto il pugno – raccontano – il ragazzo ha avuto uno svenimento, per questo abbiamo chiamato i soccorsi». Dalla società del Perignano nessuna replica, solo un laconico: «Le vittime siamo noi».
Questo ennesimo episodio di violenza su un campo di calcio arriva a due mesi di distanza dall’aggressione da parte dell’allenatore della squadra juniores del Carli Salviano ai danni del baby-arbitro che stava dirigendo la sfida con il Bibbona.
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