Il Tirreno

Livorno

Guerra sul gettone tra politici e tecnici

Juna Goti
<b>Palazzo Civico. </b>Un&#146;immagine dei consiglieri riuniti in Comune
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Palazzo Civico. Un’immagine dei consiglieri riuniti in Comune

Cancellati i compensi alla conferenza dei capigruppo. «Così siamo ridimensionati»

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LIVORNO. Non è la solita polemica sul gettone di presenza ai consiglieri, anche se da lì tutto parte: i rappresentanti politici del Comune hanno scritto all'avvocatura civica e alla segreteria generale per chiedere spiegazioni su quel gettone di presenza (55,78 euro lordi) che da circa un anno non viene più corrisposto a chi partecipa alla conferenza dei capigruppo. Ovvero il faccia a faccia tra i leader dei diversi schieramenti che di solito viene convocato sia per calendarizzare i lavori del consiglio, sia per discutere questioni urgenti alla presenza del sindaco e degli assessori.  

Dopo ulteriori richieste di chiarimento inviate dai politici, la risposta dell'avvocatura datata 19 dicembre e la conferma arrivata due giorni fa dal segretario generale (ora anche direttore) Antonio Salonia, hanno scaldato gli animi dei consiglieri. Un po' - diciamolo - perché il gettone resta off limits, un po' perché il valore della conferenza tutta politica viene di fatto sminuito.  In sostanza i dirigenti del Comune - citando un parere della Corte dei conti della sezione di controllo lombarda - sottolineano che la conferenza dei capigruppi non è assimilabile a una normale commissione: la prima sarebbe finalizzata semplicemente alla «programmazione dei lavori del consiglio» (dire quando convocarlo e di cosa discutere) senza avere, come nel secondo caso, «funzioni consultive, istruttorie, di studio e di proposta». Quindi niente gettone, a meno che «alla conferenza siano assegnate funzioni tipiche di una commissione consiliare permanente».

Con un cambio del regolamento comunale?  Apriti cielo per i capigruppo che dopo essersi scambiati una serie di e-mail infuocate (nell'articolo a destra) venerdì si riuniranno in commissione affari istituzionali presieduta da Marco Cannito (Città Diversa). «I consiglieri - dice - non ne fanno solo una questione di gettone, ma anche di dignità. Per quanto mi riguarda vorrei capire se ogni volta che discutiamo argomenti importanti lo facciamo in una sede impropria».  

Ad alzare la voce è Roberto Russo (Pdl), che interviene «senza alcun interesse o coinvolgimento diretto», non essendo capogruppo, «ma tenendo a cuore la corretta funzionalità del consiglio». «Il punto fondamentale - scrive - sta nello stabilire se la conferenza abbia la funzione di studio e "istruttoria" di certe questioni oppure sia semplicemente un "consesso ristretto di notabili". Pare che nell'interpretazione dell'avvocatura prevalga la seconda ipotesi».  «A parte - scrive - la dovuta considerazione che, in mancanza di un orientamento giuridico chiaro, conviene a tutti (ente pubblico e capigruppo) evitare un salto nel buio - che potrebbe configurare delle accuse poco piacevoli di improprio uso delle risorse pubbliche -, non mi sembra appropriato che nel contempo si sfrutti la legge per riempire l'ennesima casella come quella del direttore generale. Non se ne sentiva proprio il bisogno - polemizza - e l'incarico fornito a Salonia conferma come questa amministrazione non riesca neppure a coordinare i vari uffici e ruoli dirigenziali, aggiungendo ulteriori oneri economici, quanto meno previdenziali».  

Russo parla di «politica bistrattata» e di «squilibrio»: «Se vogliamo essere parchi dal punto di vista dei consiglieri (che tutti insieme costano quanto un dirigente) allora non decidiamo di spendere di più dall'altra parte».  «Attenzione però - interviene l'ex sindaco Lamberti - a credere che la responsabilità della decisione sia tutta tecnica: il capo dell'amministrazione comunale non è Salonia, ma il sindaco Cosimi: dia un indirizzo, decida che rango si vuole dare alla conferenza dei capigruppo, che nella storia di questa città non è mai stata trattata così». E lasciata senza gettone...

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