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Livorno

Imu, stangata sui negozi Chi pagava mille euro ne verserà 600 in più

Una veduta panoramica del centro, ricco di negozi
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Una veduta panoramica del centro, ricco di negozi

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 LIVORNO. La stangata arriverà all'inizio della prossima estate, quando i proprietari - a qualsiasi titolo - di un appartamento dovranno versare l'acconto della nuova imposta comunale sugli immobili, l'ormai nota Imu che andrà a sostituire l'Ici che era stata abolita nel 2008 per le abitazioni principali ma che è stata reintrodotta dal decreto del governo Monti. Sulla così detta prima casa, l'aliquota dell'Imu è stata fissata al 4 per mille (con possibilità di detrazioni). Ma ci sarà soprattutto un rincaro dell'imposta sulle seconde case e su tutti gli altri immobili, dai negozi agli alberghi, dai ristoranti ai laboratori artigianali, dagli studi professionali ai depositi, fino ai capannoni per attività produttive.  Per il momento non è possibile stabilire con precisione l'entità dei rincari, visto che l'amministrazione comunale ha dato incarico agli uffici finanziari di effettuare una serie di simulazioni (sulle aliquote Imu, ovviamente, ma anche sull'incremento dell'addizionale Irpef e sulle tariffe dei servizi) ed è ora in attesa di risposte per poi poter mettere punto la manovra di bilancio per il 2012. Di certo, però, si sa che ci saranno aumenti anche consistenti: in teoria, per gli immobili non classificati come abitazione principale, l'aumento dell'imposta nella nostra città oscilla tra il 52% e il 73%. Una batosta, o quasi, per i negozianti che sono già alle prese con mille difficoltà.  A spingere verso l'alto le cifre da pagare non è tanto l'aumento dell'aliquota: il governo l'ha fissata al 7,6 per mille (i Comuni possono aumentarla o diminuirla del 3 per mille, ma la giunta Cosimi - come detto - non ha ancora preso alcuna decisione), un dato di poco superiore al 7 finora applicato dall'amministrazione labronica. A fare la differenza sarà perciò l'aumento della base imponibile conseguente alla rivalutazione del valore catasta su cui è applicata l'aliquota.  Per effetto del decreto "Salva Italia" i coefficienti moltiplicatori delle rendite catastali (che danno il valore catastale) sono infatti passati da 34 a 55 per i negozi e le botteghe, da 50 a 80 per gli uffici e gli studi privati, da 50 a 80 per i capannoni industriali e gli alberghi da 100 a 140 per i laboratori artigiana.  Quindi, chi ha un ufficio oppure uno studio privato, dovrà ricalcolare la rendita catastale del proprio immobile moltiplicandola per 105 per calcolarvi sopra l'80%, anziché il 50% come accadeva fino a poco tempo fa. Dato lo stesso coefficiente di 105, i negozi vedono mutare la percentuale di calcolo da 34% a 55%, mentre per i capannoni industriali e gli alberghi si dovrà calcolare sopra l'80% e non più il 50%. Infine laboratori artigianali e ristoranti, per i quali la percentuale da applicare si sposta da appunto da 100% a 140%. Per fare un esempio pratico, il proprietario di un negozio che pagava 320 euro di Ici dovrà versarne 562 di Imu (più 75%); il titolare di una pizzeria, dovrà pagare un'imposta di 1.620 euro all'anno invece degli attuali 1.066 euro (più 52%): altri esempi sono visibili nella tabella pubblicata in pagina. Questo situzione - che sarà più chiara quando il Comune fisserà le linee guida del bilancio di previsione - molto probabilmente influirà in maniera negativa sul settore del commercio e dell'impresa alberghiera. Per almeno un paio di effetti immediati. Chi concede in affitto i fondi commerciali sarà incoraggiato a scaricare i nuovi costi sugli affittuari, mentre il commerciante che ha una struttura di proprietà, vista anche la crisi economica, potrebbe decidere di chiudere. Non resta altro che attendere la decisione del Comune sull'aliquota, anche se la giunta guidata da Cosimi appare intenzionata a confermare il 7,6 governativo.

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di Redazione web