Il Tirreno

Livorno

DENTRO QUELLA PALAZZINA

«Combatto da una vita da quando i tedeschi uccisero mia moglie»

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 LIVORNO. 103 anni ma lo spirito combattivo di un ventenne. Sono circa le 18.30 quando proviamo a bussare alla porta di Otello Bellagotti. Fuori, in strada, vigili urbani e carabinieri stanno cercando di trovare il modo per convicerlo a lasciare quella palazzina pericolante. Dentro, lui ha deciso che visite non ne vuole proprio più. Bussiamo. Ci presentiamo. Non si fida. «Mi faccia vedere la tessera da giornalista, se è un poliziotto non entra», ci dice. Poi aggiunge: «Ma me la dia dalla finestra, la porta non la apro». Manda la badante Elena alla persiana. Controlla il documento. Verifica che gli abbiamo detto la verità. «Giulio» urla. «Sì». Apre uno spiraglio della porta, piazzandosi dietro con la carrozzina. «Entra e siediti. Voglio raccontarti come stanno le cose poi mi dirai te chi ha ragione». Cappellino celeste in testa, pigiama, golf di lana, felpa, una coperta sulle gambe, estrae dai vestiti un foglio. È l'atto del notaio con cui nel 1956 ha acquistato quella casa. «Leggi», dice. Poi inizia a raccontare il film della sua vita. «Combatto da sempre. Nel 1944 i tedeschi hanno ucciso mia moglie. Lei aveva 33 anni, si chiamava Gina Ughi Bellagotti, io 35. Avevamo due figli. Li ho cresciuti io. Poi nel 1956 ho comprato questa casa, era una palazzina splendida, era stata una delle case del fascio di zona». Lucidissimo e vispo. Bussano ancora. «No, non entra nessuno. Elena controlla la porta». Continua: «Uno dei miei figli è morto giovane, l'altro stamani ha osato venire qui coi carabinieri. In questa casa ho passato tutta la mia vita, ti sembra giusto che mi portino via? Voglio morire qui». Bussano di nuovo. È l'avvocato Neri, vicino di casa. Bellagotti lo conosce bene. Apre. Il legale cerca di convincerlo ma non c'è modo. Bussano ancora. Sono i vigili. È Elena che apre stavolta. C'è un ordinanza di evacuazione. Bellagotti non cede. Restiste per ore. Parla col medico e mostra lucidità. «Nessuno può costringermi ad andare al Pascoli». E infatti alle 22 deciderà da solo.

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di Redazione web