Sicurezza
Lettera di uno sportivo
Siate severi per amore della nostra tradizione
Gabriele Pritoni
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LIVORNO. Nell'intervista rilasciata al Tirreno Filippo Mannucci ha ripetuto di non avere «mai usato sostanze dopanti». Ha dichiarato anche di non avere informato della squalifica il mondo del remo livornese «perché il Palio è fuori dalle gare federali e avrei potuto gareggiare comunque». Ecco la reazione di un vogatore. Dispiace leggere della reazione del vogatore. Invece che parlare di invidie con tono spaccone farebbe bene a spiegare perché, visto che secondo lui non c'era niente di male a vogare nel Palio, non ha messo subito in chiaro la sua situazione nel 2009 chiedendo una quantomeno opportuna autorizzazione per gareggiare. Probabilmente sperava di tenere la faccenda nascosta, ma gli è andata male. Delle sue affermazioni riguardo la propria innocenza non sappiamo che farcene, praticamente tutti i dopati le fanno. Ci sono le analisi, ci sono le controanalisi e c'è un procedimento regolare che ha portato alla squalifica. Il documento, in inglese, è su internet, basta leggerlo: la linea di difesa scelta dall'atleta è stata bocciata in pieno. Se bastasse la buona fede non servirebbe l'antidoping. Dispiace leggere della reazione della cantina. È davvero dura pensare che non sapessero niente e che non si siano domandati, per due intere stagioni, il motivo dell'assenza dell'atleta dalle gare ufficiali; forse durante gli allenamenti quotidiani parlavano d'altro e non di canottaggio. Ammesso che dicano il vero, dirigenti, allenatore e vogatori dovrebbero essere i primi ad allontanare l'atleta che avrebbe tenuto loro nascosta una cosa così grave mettendo a repentaglio i risultati delle ultime due stagioni e la reputazione della cantina. Invece si legge di "prua davanti". Dispiace anche leggere le parole di Calderini quando parla di "caccia alle streghe". È un'uscita che si poteva risparmiare, visto che esiste una sentenza definitiva. Questi atteggiamenti rischiano di essere una giustificazione culturale alla pratica del doping. Sono gli stessi identici atteggiamenti che hanno portato il ciclismo a perdere tutto il prestigio, gli spettatori e gli sponsor negli anni scorsi e a faticare immensamente per recuperare un minimo di credibilità, con risultati assai discutibili. Il mondo del Palio è già in grande crisi, ci manca solo di instillare nella testa dei livornesi e dei vogatori, a ragion veduta peraltro, che le gare non sono pulite e leali. Ben vengano i controlli antidoping, che specie in uno sport non professionistico - quindi con pochi controlli medici - tutelano, più che la regolarità delle gare, la salute di quei frustrati che ricorrono ad aiuti esterni; dubito che potranno essere reperiti i fondi per farli. Io vogo dal 1997, ho vissuto il declino del movimento del Palio in questi anni, ma amo questo sport e penso che l'unica grande tradizione della nostra città abbia tutte le potenzialità per rilanciarsi, se chi la gestisce saprà investirci correttamente sopra; se però non saranno presi provvedimenti severi in questa occasione dubito che potrei continuare con lo stesso entusiasmo, visto che non guarderei più con il rispetto dovuto tra sportivi i miei principali avversari.
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