Gioco
Agli Scali Rosciano fischietti e striscioni di 25 lavoratori. «A termine dal 2004»
La rabbia dei precari del porto «140 euro al mese, ora basta»
Giorgio Carlini
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Due momenti della protesta dei precari del porto di ieri mattina 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Precari dal 2004. Ora basta». È uno degli slogan scritti sulle magliette dei 25 lavoratori portuali che ieri mattina hanno espresso la loro rabbia sotto la sede dell'Autorità portuale sugli Scali Rosciano. Una manifestazione pacifica ma rumorosa, fatta con fischietti, striscioni, megafoni e bandiere della Cgil (che supportava l'iniziativa). Per gridare con forza l'indignazione di fronte a una vita impossibile, che va avanti da 7 anni. Gli autori della protesta sono i superprecari del porto. Gli stessi che l'estate scorsa denunciarono le loro assurde condizioni di lavoro. Assunti con contratti valevoli per uno o due giorni. Chiamati con un preavviso di pochi minuti con un sms. Segnati al pomeriggio e licenziati la sera. I lavoratori di Intempo (l'agenzia interinale specializzata nella fornitura di manodopera portuale) montano il presidio di prima mattina. A turno i ragazzi prendono il megafono: «Vogliamo un contratto serio e dignitoso - urla Alessandro - Continueremo a manifestare giorno e notte». Una t-shirt indossata da un altro ragazzo riprende il titolo di una canzone di Ligabue, adattato per l'occasione: «Una vita da precario». Nel luglio scorso, dopo 7 anni di sacrifici e speranze puntualmente deluse, i lavoratori portuali avevano alzato la voce. Dopo aver bloccato lo sbarco dei rimorchi di una nave, e aver ottenuto diversi colloqui con le istituzioni, erano emerse garanzie sulla possibilità di una maggiore stabilità. Da quella serie di incontri sono passati oltre 6 mesi. Da allora nulla è cambiato. I contratti hanno ancora la durata di un turno lavorativo. La paga è sempre da fame. «Le promesse sono state riposte in un cassetto - spiega Giuliano, uno dei portavoce del gruppo - Dal Comune non ci hanno fatto sapere più nulla. Alla Compagnia Portuale allargano le braccia. Parlano del momento di crisi, eppure i lavoratori di Unicoop e Sintermar fanno due o tre turni al giorno. L'unico che si è rivelato sempre disponibile al dialogo è stato Giuliano Gallanti». Il presidente dell'Autorità Portuale già a luglio si era mostrato solidale con i precari. Intanto, però, il tempo passa, i contratti rimangono gli stessi, il lavoro in porto diminuisce, e con esso anche il guadagno. «A dicembre ho avuto una busta paga di 140 euro - prosegue Giuliano - C'è chi ha avuto qualcosa di più, chi addirittura meno. Gallanti farà il possibile, ma non ha la bacchetta magica. Serve l'aiuto di tutte le altre istituzioni». «Noi dobbiamo renderci disponibili 24 ore su 24, tutti i giorni - incalza Olimpia - Non abbiamo diritto a paga mensile, malattia, tredicesima o maternità. Se saltiamo un turno ci sospendono per i tre successivi. Le aziende ci chiamano quando sono disperate, specie il sabato e la domenica. Ma quando chiediamo una mano noi a loro, non ci ascoltano». In serata lo stesso Gallanti ha incontrato i precari, ribadendo una possibile soluzione già avanzata nell'ultimo incontro del 23 dicembre scorso: creare una corsia preferenziale per l'assunzione dei lavoratori interinali di Intempo nell'ambito del futuro terminal dedicato alle crociere. Per questo, il numero 1 di Palazzo Rosciano avrebbe già inviato i loro nominativi al direttore della Porto 2000 Roberto Piccini. I ragazzi hanno così smontato il presidio. Ma la loro protesta non finisce qui: «Andremo avanti a oltranza - dicono in coro - Da lunedì organizzeremo altre iniziative, fino a quando non ci daranno garanzie per il futuro. Non vogliamo più essere i tappabuchi del porto».
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