Il Tirreno

Livorno

Casalp va a caccia di alloggi da affittare

Juna Goti
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SOS CASA. L’Agenzia degli affitti è partita un anno fa ma non sono stati firmati contratti: Taddia spiega come funziona e lancia l’appello

Inviate 430 lettere per convincere chi ha appartamenti vuoti ad aiutare la "zona grigia"

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 LIVORNO. Il paradosso rimbalza da tempo sui tavoli di associazioni e istituzioni: a Livorno ci sono più di 4mila case sfitte (6mila secondo stime non ufficiali) e una grande fame di alloggi, con l'emergenza sfratti alle stelle e la graduatoria delle case popolari ingessata. Per questo lo scorso anno è nata l'Agenzia degli affitti, un soggetto che fa capo a Casalp e che cerca di favorire l'incontro tra chi è "troppo ricco" per le case popolari e chi non ce la fa a stare a galla nel mercato privato. Insomma, la cosiddetta zona grigia.  Ma l'Agenzia, che doveva iniziare a chiudere contratti a settembre, fa fatica a decollare soprattutto - secondo il presidente di Casalp, Stefano Taddia - per la «diffidenza» dei proprietari di alloggi vuoti. Così dalla società sono partite 430 lettere indirizzate ai livornesi che hanno case extra. Obiettivo: convincerli a metterle in affitto.  Taddia, quanti appartamenti ci sono oggi a disposizione?  «Una ventina, su cui stiamo facendo verifiche».  Ma sono stati assegnati?  «Non ci sono ancora contratti, contiamo di stipularne 20 entro fine gennaio».  E le domande quante sono?   «In tutto 193. Di questi tempi l'alto numero di famiglie che chiede l'alloggio a canone concordato non è una sorpresa. Il problema è che tra i proprietari registriamo diffidenza, sfiducia, timore che il meccanismo non funzioni. L'Agenzia viene percepita come un'opera di beneficienza. In realtà per chi mette a disposizione l'appartamento c'è sì un gesto utile in piena emergenza casa, ma anche convenienza».  Perché chi ha una casa in più dovrebbe affittarla attraverso Casalp?  «Il bene viene affittato a condizioni inferiori rispetto al valore di mercato (circa il 30 per cento in meno), ma l'Agenzia garantisce, in caso di morosità, la copertura di sei mensilità. Lo fa attraverso il fondo di garanzia che è ancora di 100mila euro ed è messo a diposizione per metà dalla Fondazione Cassa di Risparmi e per metà dal Comune. Di solito per rientrare in possesso di un appartamento quando gli inquilini sono morosi ci vuole circa un anno: copriamo la metà del rischio».  Che succede in caso di danni?  «Copriamo fino a 2500 euro».  Esiste sempre la possibilità di non pagare l'Ici sulla seconda casa?  «L'Agenzia fa riferimento al modello del canone concordato previsto dalla legge del '98, con i parametri stabiliti d'intesa tra sindacati degli inquilini e dei proprietari. Il sistema prevede sgravi fiscali sulla seconda casa. Ma in questa fase delicata, con l'Ici che torna anche sulla prima, è difficile dare certezze».  Che requisiti bisogna avere, invece, per accedere all'alloggio?  «È necessario essere residenti a Livorno e provincia da almeno 5 anni e avere un reddito compreso tra 14 500 euro (che è la soglia sopra la quale non si può accedere alle case popolari) e circa 38mila (che è il limite regionale per il canone concordato). Nel regolamento dell'Agenzia c'è scritto che valuteremo con attenzione anche i redditi che stanno di poco sotto la soglia perché in lista di attesa per le case popolari ci sono 1700 famiglie: non tutte, è evidente, potranno trovare una risposta nell'Erp».  Il contratto di affitto quanto vale?   «Tre anni più due. L'Agenzia si impegna a favorire il rilascio anticipato dell'alloggio in caso di comprovata necessità del proprietario».  Chi è moroso può fare domanda?  «In linea generale no, altrimenti viene meno il meccanismo. Abbiamo però deciso di non escludere automaticamente quegli inquilini che sono stati sfrattati per morosità incolpevole e dimostrano di poter sostenere un canone più basso: magari chi è stato sfrattato perché non ce la faceva a pagare mille euro può versarne 600. Il punto è far crescere alloggi disponibili e fondo di garanzia».

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