Il dolore
«Servirà una variante»
Nonostante litigi e dimissioni l'ipotesi urbanistica di Ritorni resta in auge
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LIVORNO. A fine estate era stata la goccia che dopo il carico da novanta delle partecipate aveva portato alle dimissioni di Claudio Ritorni. L'assessore chiedeva una variante urbanistica per ottenere 5mila metri quadri edificabili all'interno della Ceschina, che in quel modo sarebbe diventata «più appetibile» per i gestori dell'ippodromo. Alla fine le proposte che hanno fatto litigare tutti sono diventate le linee guida del bando di idee lanciato dall'amministrazione. Il Comune, infatti, mette in campo la possibilità di realizzare nel parco edifici «di altezza massima non superiore a 7.50 metri la cui superficie lorda di pavimento non superi i 5mila metri quadri». A questi si aggiunge «un parcheggio interrato sotto il prato dell'ippodromo da 300-400 stalli per soddisfare le esigenze dei fruitori dell'ippodromo e della costa». L'assessore Mauro Grassi ripete che «dopo il bando servirà una variante». E lo fa sottolineando che «progetto Unire e Cittadella dello sport, anche riuscissimo ad avviarla, non darebbero posti di lavoro». Ma l'ex sindaco Gianfranco Lamberti lancia il sospetto del «pacchetto preconfezionato stile Gran Guardia: l'attuale piano regolatore prevede già la possibilità di intervenire sull'area in modo significativo, perché fare una variante?». Grassi fa presente che dal '99 gli strumenti in campo (dal piano paesaggistico della Regione alle leggi su Vas e Via) sono cambiati: «Oggi è impossibile fare operazioni sostenibili senza una variante, che è una garanzia di controllo per il consiglio comunale. Non si può portare avanti un'operazione di questo tipo senza coinvolgere i cittadini e fare valutazioni di impatto ambientale». «Ricordo - chiude - che la Ceschina è del Comune: qualsiasi valore aggiunto creeremo resterà a noi». (j.g.)
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