Il Tirreno

Livorno

Franceschini (Cgil): vogliamo la vecchia ordinanza. Perez (Usb): più posti di lavoro? Falso

Porteremo le commesse in Comune

Juna Goti

Sindacati sul piede di guerra dopo l'ok ai negozi sempre aperti

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 LIVORNO. Sono sul piede di guerra i sindacati dopo l'entrata in vigore di quella parte del decreto Monti che consente l'apertura non stop di negozi, bar e ristoranti. Il 30 dicembre l'assessore Bernardo ha convocato il tavolo di concertazione per avvisare che il Comune, nonostante l'altolà della Regione (che ha portato lo Stato davanti alla Corte costituzionale) «applicherà da subito il decreto per non incappare in cause».  «Noi seguiamo la linea regionale - tuona Franco Franceschini (Cgil) - capisco che il sindaco sia il presidente di Anci Toscana, che ha dato l'indicazione di applicare il decreto in attesa della Corte, ma l'amministrazione ha 90 giorni di tempo prima di emanare l' ordinanza e poteva aspettare a prendere posizione». «Chiediamo tempo - avverte Franceschini - al prossimo incontro (annunciato tra una decina di giorni, ndr) porteremo anche i lavoratori. Se prevarrà la legge nazionale sarà un problema contrastarla, ma finché c'è incertezza dobbiamo farci sentire».  Il sindacalista controbatte all'Aduc: «La concorrenza sfrenata aiuta i consumatori? Non credo. E comunque bisogna vedere quanto costa ai lavoratori». Parla di «abitudini di vita stravolte» e «paura dell'effetto domino nella grande distribuzione, dove si cercherà di non perdere le vendite quando i centri vicini stanno aperti». Franceschini fa presente che «alle Fonti del Corallo i negozi pagano un affitto alto e attraverso Idg potrebbero chiedere a Ipercoop di tenere alzate le saracinesche».  Mossa che Diego Perez (Usb dell'ipermercato) definisce «vecchio trucchetto». «L'11 gennaio - fa sapere - è in programma un incontro con la direzione per discutere le aperture dell'anno. Il problema non è tanto il possibile prolungamento degli orari (non c'è la cultura americana della vendita in notturna), quanto quello delle domeniche». L'Ipercoop resterà aperta anche l'8 gennaio e il giorno di Befana. «Le maggiorazioni nei festivi - ripete Perez - sono irrisorie. Non si capisce questa spinta alle liberalizzazioni quando le stesse associazioni di categoria sono contrarie». E a chi parla di effetto positivo sulle assunzioni: «È il solito ricatto, l'esperienza ci insegna che all'aumento delle aperture non corrisponde alcun incremento occupazionale».  Alberto Faccendoni conferma il no della Cisl e fa due esempi: «Tra i piccoli negozi, chi ha dipendenti e rispetta le regole è sottoposto a un incremento di costi, mentre se le regole saltano si apre uno scenario difficile per i lavoratori». Quanto ai supermercati, «dove sono i servizi di assistenza per i dipendenti, ad asempio l'asilo aziendale per consentire il lavoro domenicale?».  Giancarlo Guidi (Uil), è l'unico che ha partecipato al tavolo «e ho visto l'imbarazzo e le difficoltà del Comune nell'applicare il decreto». Guidi va al sodo: «Per aumentare le ore di apertura serviranno turni spezzati? Avremo grande difficoltà a rinegoziare i contratti di lavoro appena chiusi. Ma io dico: se la gente non ha soldi in tasca, si pensa davvero che spenda di più allungando gli orari...».

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di Redazione web