Gioco
SEGUE DALLA PRIMA
Per Livorno serve la serenità Ecco cosa dobbiamo augurarci
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fosse sereno, e che qualcosa di positivo possa portarci. Quale augurio ci dovremmo fare, per questo 2012 che si preannuncia tutt'altro che facile per la nostra città? Credo che, partendo dall'alto, e cioè dalle istituzioni, l'augurio dovrebbe essere quello di impegnarsi al massimo per il bene della città, per farla uscire dalla crisi e per trovare le soluzioni strategiche necessarie per disegnarne un futuro migliore. Che, di conseguenza, si finisca con il litigarsi su questioni minute e spicciole, che si superi la fase in cui ogni occasione è buona per fare annunci e proclami e lanciare idee avveniristiche che restano irrimediabilmente nel libro dei sogni: auguriamoci che tutti i nostri responsabili imparino a lavorare in silenzio e sott'acqua, non pretendendo di ricevere l'applauso immediato e più forte del momento ma - caso mai - quello più consapevole dei posteri. Che ciascuno di essi abbia perciò a cuore più il fare che l'annunciare; che sia capace di guardare prima alla trave del proprio occhio e a operare per rimuoverla che non alla pagliuzza (o alla trave) di quello dell'altro. Un secondo augurio è per la nostra classe imprenditoriale: che sappia essere capace di perseguire la propria missione, che è quella di intraprendere, cioè di innovare e di rischiare per il bene proprio e della collettività. Livorno ha bisogno di innovazione per recuperare la sua dimensione industriale: e chi se non gli imprenditori devono guidare questa partita, superando la logica della difesa delle posizioni acquisite per proiettarsi nella sfida del cambiamento e della ricerca di nuovi mercati? Un augurio speciale alle tante forme organizzative della società livornese: che non soltanto continuino a fare, e sempre meglio, quello che già ciascuna di esse fa, ma che siano anche capaci - anch'esse - di superare logiche competitive e di tutela del proprio interesse particolare, per cominciare (o continuare) a ragionare in una logica di sistema, in cui la partecipazione sia funzionale non a rappresentare e tutelare le proprie posizioni, ma a costruire, nell'incontro con gli altri, la dimensione necessariamente plurale dell'interesse generale. Ed infine un augurio andrebbe rivolto ai cittadini tutti, e in generale a quanti vivono nel nostro territorio anche se non (o non ancora) cittadini: che in questo momento, certamente difficile per il nostro Paese e quindi anche per la nostra città, lascino un po' da parte l'idea che a Livorno «si fa quello che ci pare» e si impegnino a essere cittadini responsabili, attivi, rispettosi delle regole. Che, con riguardo a quest'ultimo punto, cerchino di far prevalere l'idea che le regole servono per il bene di tutti, e in specie per i più deboli, e sono quindi strumenti di giustizia e non di sopraffazione. Che "fare i furbi" per tutelare un proprio interesse significa, alla fine, penalizzare qualcuno, specialmente i più indifesi: e ciò soprattutto in tempi di crisi. Per tutti e per ciascuno, in sostanza, l'augurio è di rimboccarsi le maniche, perché se vogliamo che a Livorno si continui a "vivere bene" tutti dobbiamo fare la nostra parte, più che nel passato. Emanuele Rossi (costituzionalista, docente alla Scuola Sant'Anna)
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