Il Tirreno

Livorno

Troppe cremazioni Bloccate le richieste in arrivo da fuori provincia

Anna Cecchini
L’esterno del tempio della cremaziine della Socrem all’interno del cimitero dei Lupi (foto di archivio)
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L’esterno del tempio della cremaziine della Socrem all’interno del cimitero dei Lupi (foto di archivio)

Berti, presidente Socrem: «Un superlavoro per gli impianti E poi vogliamo garantire raccoglimento e tutela ai nostri soci»

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 LIVORNO. Stop alle cremazioni di salme in arrivo da fuori provincia. La Socrem, proprietaria dei forni crematori al cimitero dei Lupi, dal primo gennaio ha deciso di non accettare le richieste di cremazione provenienti altre zone della Toscana. Una decisione dettata dall'eccessivo carico di lavoro a cui ha dovuto sottoporre strutture e personale negli ultimi mesi e al fatto che questo superlavoro non ha permesso di garantire ai familiari dei defunti la privacy che invece è fondamentale in caso di lutto.  Il caos delle cremazioni nell'impianto cittadino si è scatenato negli ultimi quattro mesi, da quando è stata chiusa la struttura per la cremazione presente a Pisa. Cosa che ha fatto quasi raddoppiare il numero di cremazioni effettuate a Livorno. «Noi abbiamo una convenzione esclusiva - spiega Giampaolo Berti, presidente Socrem - con i Comuni di Livorno e provincia. In pratica dovremmo evadere solo le richieste provenienti da questa zona, dando la precedenza a quelle fatte dai nostri circa settemila soci. Certo, quando abbiamo potuto abbiamo sopperito alle inefficenze di quei Comuni toscani che non hanno rispettato la legge 130 del 2001 sulla base della quale c'era l'obbligo di mettersi in moto per dotarsi di un forno crematorio».  Le strutture crematorie in Toscana sono sei: Firenze, Livorno, Pisa, Pistoia, Arezzo e Massa. «Il fatto è che Arezzo e Pistoia - prosegue Berti - sono ferme da tempo e anche Pisa, per problemi nei fumi emessi dal forno, è stata chiusa». Non è tutto, perché la struttura di Firenze funziona solo per i fiorentini, quella di Massa per i massesi e adesso il tempio crematorio di Livorno accetta esclusivamente richieste per l'area livornese. «Fino a settembre - dice Berti - i nostri due forni facevano 10-15 cremazioni al giorno, solo per l'area livornese. Dopo abbiamo accolto richieste delle aree limitrofe e siamo arrivati a dover fare dalle 30 alle 35 cremazioni al giorno. È impossibile continuare così, i forni dovrebbero lavorare otto ore al giorno e ne fanno oltre dieci. E poi, con questi ritmi, non si permettono ai parenti dei defunti privacy e ritualità, che invece non vogliamo in tutti i modi garantire a tutti, soprattutto ai nostri soci». Secondo Berti anche l'apertura di un terzo forno, nelle prossime settimane, non risolverà l'ingorgo di salme: «Dico solo questo, stamani (ieri, ndr) dentro alla struttura ho trovato, oltre alle salme nei forni, 4 carri funebri in attesa. Impossibile accogliere le richieste di altre zone».

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