Il Tirreno

Livorno

I (modesti) voti nella pagella di Italia Oggi contraddicono il (bel) verdetto della ricerca del Sole 24 Ore

Qualità della vita? Bene, anzi no

<b>OSPEDALE.</b> Il vecchio ingresso in piazza Damiano Chiesa
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OSPEDALE. Il vecchio ingresso in piazza Damiano Chiesa

Sanità da zona retrocessione. Sorpresa: balzo boom nel tenore di vita

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 LIVORNO. Come volevasi dimostrare: il check up sulla qualità della vita nelle oltre cento province del Bel Paese ci vede nell'Olimpo delle prime 14 in Italia per il "Sole 24 Ore", invece nell'analoga ricerca (ma su 93 parametri anziché 36) condotta dall'altro quotidiano economico,"Italia Oggi", eccoci nella palude di metà classifica. Al 39º posto, solo d'un niente meglio del 40º registrato lo scorso anno. Alle spalle, in Toscana, di Siena (14ª), Pisa (35ª) e Arezzo (36ª).  Anzi, il test statistico firmato "Italia Oggi" racconta che la situazione è peggiorata proprio nell'ultima annata.  Ad esempio, sul fronte affari e lavoro abbiamo perso tre posizioni scendendo sul 61º gradino della graduatoria: pesa come un macigno che tanto la quota delle persone attive nel lavoro quanto il tasso di disoccupazione ci fanno precipitare in un anno dal 26-27º posto giù sotto il 50º.  Ad esempio, in fatto di ambiente siamo finiti fuori dalla top ten (anche se mantenimeno comunque una onorevole 24ª posizione): colpa anche del fatto che nella graduatoria relativa alle aree pedonali la nostra provincia scende dal 35º al 47º posto, nelle piste ciclabili dal 68º al 74º, nelle politiche energetiche dal 4º al 33º, nella raccolta differenziata dal 45º al 48º) (mentre per le Ztl abbiamo un balzo positivo dall'81ª alla 42ª posizione e nell'uso del bus dalla 32ª alla 30ª).  Ad esempio, quanto al disagio sociale scivoliamo di tre scalini fino alla 60ª posizione: ma occhio che per gli infortuni sul lavoro siamo fra le dieci province dove se ne contano di più (ma era così anche lo scorso anno). Senza contare che nelle morti per tumore adesso siamo al 49º posto, undici più in basso del 2010. Siamo anche fra le otto province a più alta quota di disabili.  C'è però un elemento di analisi aggiunto solo quest'anno: riguarda gli aspetti della sanità. Difficile dire che potrebbe andare peggio, secondo lo staff del Dipartimento di analisi economiche e sociali dell'università di Roma che ha curato la ricerca: la provincia di Livorno è a un passo dalla zona retrocessione, all'83ª posizione. Peggio di noi in Toscana solo Pistoia (86ª), Prato (91ª) e Arezzo (102ª). Balza agli occhi, per contrappasso, che invece in questa particolare sottoclassifica Pisa ha la leadership in campo nazionale. Detto per inciso, sorprendentemente se la cavano male anche Reggio Emilia (85ª), Treviso (93ª) e Vicenza (100ª).  Se lo sgaurdo si fa più ravvicinato, ecco che Livorno finisce giù al 70º posto, sotto Cosenza e Reggio Calabria, se puntiamo i riflettori sull'organico medico e infermieristico (ma è il mix fra la 45ª posizione per i medici ospedalieri, alla 48ª per gli infermieri, all'85ª per il personale socioassistenziale). Peggio se l'attenzione si focalizza sulla dotazione di posti letto in reparti specialistici: solo venti province in tutta Italia sono ancor più giù. In dettaglio: 73º posto per ostetricia e ginecologia, 90º per cardiologia, cardiochirurgia e unità coronariche, 88º per rianimazione e terapia intensiva, 86º per Tac e risonanza; il risultato migliore è a oncologia (59ª posizione). Quanto alle apparecchiature diagnostiche, siamo invece a metà graduatoria (49ª): ma si va dall'86º posto per Tac- risonanze e dal 99º per gruppi radiologici fino ai brillanti exploit nell'emodialisi (18ª), nei ventilatori polmonari (9ª).  A parte il settore tempo libero, che tradizionalmente ci vede nei primi dieci posti (soprattutto nell'associazionismo, nelle sale cinema e nella spesa per spettacoli sportivi o per biglietti cinema), può destare meraviglia - in una fase di crisi buia come questo - che sia proprio il tenore di vita lo spicchio di statistiche in cui Livorno va meglio. La nostra provincia schizza all'insù saltando dalla 50ª alla 23ª posizione: primi in Toscana, insomma. E' un balzo che si legge, per esempio, vedendo risalire di otto gradini la spesa pro capite per consumi e di tre scalini il valore aggiunto. L'impennata in classifica è principalmente nell'importo medio delle pensioni (sale fino al 9º posto) e nella variazione del valore aggiunto pro capite (dal 34º al 20º posto in dodici mesi). Ma il miglior risultato è quello relativo alla bassissima crescita dell'inflazione: solo l'1,62% su scala provinciale, la metà che a Bergamo. Ma è una virtù o, cl contrario, il contraccolpo dei sintomi d'una recessione che morde più che altrove? M.Z.

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di Redazione web