La protesta
Odissea per riscuotere 100mila lire
Matteo Baccellini
La disavventura di una lettrice alle prese con un vecchio buono postale
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LIVORNO. Sei viaggi a vuoto all'ufficio postale per riscuotere un vecchissimo buono postale da 100mila lire. Inutile aggiungere che, in cuor suo, la vittima di turno della burocrazia sperava di incassare in fretta senza molti intoppi.
E invece a raccontarci la faticosa storia di un buono che nessuno sa quanto valga e quando sarà liquidato, è direttamente una nostra lettrice, Vanna Vanni. Che sta provando con le sue forze a riscuotere quanto gli spetta. «Nel mese di novembre mi è scaduto un buono postale da 100mila lire - ha scritto sul sito del Tirreno, nella sezione dell'Inchiesta dei lettori, la signora livornese - Si tratta di un buono datato 4 agosto 1952, molto bello anche a vedersi, rilegato e anticato, che mi aveva lasciato in eredità mia nonna, morta 28 anni fa. Tempo fa ho pensato che avrei potuto incassare il corrispettivo in euro». Anche senza sapere quanto, in realtà.
Fin qui tutto bello, quasi romantico. Il regalo della nonna, di Sarzana, che può diventare un qualcosa di più concreto. Solo che all'ufficio postale di Antignano la situazione prospettata alla signora Vanni non è stata delle più semplici. «La prima volta sono arrivata con tutte le migliori intenzioni - dice la signora - ma ho capito che la riscossione non era così immediata. Hanno preso tempo, mi hanno detto che dovevano informarsi meglio, visto che il buono postale era scaduto e molto vecchio».
E così c'è stato un secondo viaggio verso l'ufficio postale. E a forza di rimpalli da uno sportello all'altro, qualche spiegazione è arrivata. «Mi è stato spiegato che i soldi erano bloccati a Roma». Senza avere altre spiegazioni.
In uno degli ultimi tentativi di riscuotere la somma, poi, alla signora Vanni è stato spiegato addirittura di aver sbagliato, essendosi presentata oltre il limite di tempo massimo. «Un impiegato ha detto che avrei dovuto riscuoterlo entro 7 giorni dalla prima richiesta, ma nessuno prima di lui mi aveva parlato di un limite di tempo. È incredibile, non si riesce ad avere una risposta. E soprattutto niente soldi».
Una certa difficoltà nell'avere spiegazioni l'abbiamo avuta anche noi cronisti, in effetti. Dall'ufficio di Antignano nessuna voglia di rispondere nel merito. «Non possiamo commentare, l'unica è strada è rivolgersi in direzione». Da dove non sono arrivate, per il momento, altri dettagli.
Gli ultimi viaggi sono stati infruttiferi. «Logicamente mi hanno licenziata con un laconico, "non so cosa dirle" - conclude seccata la lettrice - E dopo tutti questi viaggi francamente non so più cosa dire nemmeno io. Mi sono rivolta a voi per avere un aiuto, da oltre un mese non so come fare». Già, quel buono di 60 anni fa rischia di invecchiare ancora.
E invece a raccontarci la faticosa storia di un buono che nessuno sa quanto valga e quando sarà liquidato, è direttamente una nostra lettrice, Vanna Vanni. Che sta provando con le sue forze a riscuotere quanto gli spetta. «Nel mese di novembre mi è scaduto un buono postale da 100mila lire - ha scritto sul sito del Tirreno, nella sezione dell'Inchiesta dei lettori, la signora livornese - Si tratta di un buono datato 4 agosto 1952, molto bello anche a vedersi, rilegato e anticato, che mi aveva lasciato in eredità mia nonna, morta 28 anni fa. Tempo fa ho pensato che avrei potuto incassare il corrispettivo in euro». Anche senza sapere quanto, in realtà.
Fin qui tutto bello, quasi romantico. Il regalo della nonna, di Sarzana, che può diventare un qualcosa di più concreto. Solo che all'ufficio postale di Antignano la situazione prospettata alla signora Vanni non è stata delle più semplici. «La prima volta sono arrivata con tutte le migliori intenzioni - dice la signora - ma ho capito che la riscossione non era così immediata. Hanno preso tempo, mi hanno detto che dovevano informarsi meglio, visto che il buono postale era scaduto e molto vecchio».
E così c'è stato un secondo viaggio verso l'ufficio postale. E a forza di rimpalli da uno sportello all'altro, qualche spiegazione è arrivata. «Mi è stato spiegato che i soldi erano bloccati a Roma». Senza avere altre spiegazioni.
In uno degli ultimi tentativi di riscuotere la somma, poi, alla signora Vanni è stato spiegato addirittura di aver sbagliato, essendosi presentata oltre il limite di tempo massimo. «Un impiegato ha detto che avrei dovuto riscuoterlo entro 7 giorni dalla prima richiesta, ma nessuno prima di lui mi aveva parlato di un limite di tempo. È incredibile, non si riesce ad avere una risposta. E soprattutto niente soldi».
Una certa difficoltà nell'avere spiegazioni l'abbiamo avuta anche noi cronisti, in effetti. Dall'ufficio di Antignano nessuna voglia di rispondere nel merito. «Non possiamo commentare, l'unica è strada è rivolgersi in direzione». Da dove non sono arrivate, per il momento, altri dettagli.
Gli ultimi viaggi sono stati infruttiferi. «Logicamente mi hanno licenziata con un laconico, "non so cosa dirle" - conclude seccata la lettrice - E dopo tutti questi viaggi francamente non so più cosa dire nemmeno io. Mi sono rivolta a voi per avere un aiuto, da oltre un mese non so come fare». Già, quel buono di 60 anni fa rischia di invecchiare ancora.
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