Lutto
Sequestrato un quintale di pesce
Valeria Cappelletti
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BLITZ. La Capitaneria nel magazzinoDentici, cernie e rombi congelati e senza documenti. Maxi-multa al titolare
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LIVORNO. Sacchi di orate congelate in condizioni igieniche non consone, dentici di ignota provenienza, tutto - secondo gli inquirenti - derivato da pesca illegale. E ancora cernie, rombi, palombi e sarde. Un bottino di pesce illegale di 102 chili scoperto dalla Guardia Costiera di Livorno e sequestrato all'interno del magazzino del rivenditore di pesce all'ingrosso Itti & Co Srl che ha sede nella zona portuale. Il sequestro è avvenuto nell'ambito dell'operazione Octopus che si è svolta dal 5 al 7 dicembre e dal 14 al 30 dicembre. Per il titolare maxi-multa di 1.500 euro. L'operazione ha coinvolto tutta la Toscana e ha visto la Capitaneria di Porto di Livorno e la Direzione Marittima della Toscana effettuare 464 controlli sulla pesca, sequestrare 1.343 tonnellate di prodotto ittico non idoneo e infliggere oltre 80mila euro di sanzioni amministrative. Nel corso dell'operazione il prodotto ittico sequestrato perché privo dei requisiti di tracciabilità è stato di 308 chilogrammi. È stata proprio la dubbia provenienza del pesce, privo dei regolari documenti di riconoscimento e dei requisiti di tracciabilità, a indurre la Capitaneria a sequestrare il prodotto e ha infliggere la sanzione. Nessuna soffiata o nessun sospetto ha indotto la Guardia Costiera a investigare sull'esercizio che vende pesce all'ingrosso ma solo un semplice controllo di routine. «Crediamo che questo pesce possa appartenere a qualche peschereccio che, avendo dichiarato di aver pescato meno prodotto, ha cercato di disfarsene in qualche modo», spiega Francesco Paolillo, capo sezione gente di mare, pesca e proprietà navale della Guardia Costiera di Livorno. Infatti, ogni peschereccio ha un giornale di bordo che deve essere presentato alla Capitaneria di Porto, nel quale viene annotato il tipo di pesce pescato e la quantità, il luogo di pesca, il giorno e gli attrezzi utilizzati, è possibile che il peschereccio avesse dichiarato una quantità minore di pescato e trovandosi in difficoltà abbia deciso di disfarsene in qualche modo. Un sequestro che di certo non ha fatto piacere al gestore dell'esercizio commerciale che, a detta della Guardia Costiera, si è giustificato affermando che si trattava di prodotto di rimanenza e che lo aveva congelato per non buttarlo via. «Il pesce sequestrato - continua Paolillo - risultava potenzialmente pericoloso perché congelato in modo non idoneo». E proprio la cattiva congelazione del pesce e la mancanza di documentazione sulla provenienza del prodotto ittico rappresentano infrazioni principali riscontrate dalla Capitaneria di Porto.
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