Sicurezza
Ombra del doping sui remi di Mannucci
Juna Goti
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IL CAMPIONE. Filippo Mannucci, canottiere, nel 2009 (all’insaputa del Car) è stato squalificato per doping fino all’agosto del 2011. Nel frattempo ha remato nel PalioIl pluricampione del mondo squalificato nel 2009. La sentenza va sul sito e scoppia il caos
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LIVORNO. Nel già litigioso mondo del Palio la notizia ha fatto tremare le cantine livornesi: Filippo Mannucci, capovoga dell'armo vincente del Venezia, ha appena finito di scontare una squalifica di due anni per doping decisa dalla Fisa, la Federazione internazionale di canottaggio. Classe 1974, in forza alla Forestale, Mannucci non è un signor nessuno dello sport: per anni ha indossato la maglia azzurra portandosi a casa quattro titoli modiali nel quattro di coppia pesi leggeri, fino ad essere nominato (nel 2005) atleta dell'anno.
È rappresentante degli atleti a livello nazionale e referente federale per Livorno. La squalifica risale al luglio 2009 (gara internazionale di Lucerna), ma tra accertamenti e udienze, è saltata fuori solo ora che il suo nome (con tanto di verbale) è finito sull'elenco squalificati di WorldRowing, il sito ufficiale della Fisa. Il vogatore prima ha negato, poi è corso alla polizia postale e ha sporto denuncia per «violazione della privacy». Sul sito si legge che analisi e controanalisi su un campione di urina «hanno riscontrato l'uso di testosterone o di sostanze affini».
La Federazione italiana conferma: «come disposto in via cautelare dalla commissione Fisa il 4 agosto 2009», l'altleta non ha partecipato fino al 4 agosto di quest'anno «ad alcuna competizione internazionale o nazionale riconducibile alla Fic». Sgombriamo il campo da equivoci: le gare del Palio marinaro non fanno parte del circuito federale e i vogatori sono tesserati Uisp. Ma il maremoto si è scatenato lo stesso. Perché Mannucci, dopo essere stato squalificato, con l'armo del Venezia ha vinto tutto: trittico nel 2010, Risi'atori e Palio nel 2011.
Così ora c'è chi chiede la retrocessione dei rossobianchi. L'assessore Luca Bogi, che presiede il Comitato per le attività remiere, ha avviato un'indagine interna: «Ho scritto al procuratore generale del remo, Antonio Bertelli, per verificare se ci sono profili di illegittimità regolamentare». «Detto questo - riprende - si pone un problema di opportunità.
Uno sportivo è sempre un punto di riferimento. Si può sbagliare, ma almeno una comunicazione al Car andava fatta». E propone di inserire «i test anti-doping, a spese del Comune, per dimostrare che c'è una base sana, che fa fatica ogni giorno». Di sudore parla anche Gigi Suardi, presidente veneziano, che grida alla «speculazione» e sottolinea che «il mondo del remo, in questo momento di difficoltà, aveva bisogno di ben altro». «La cantina - dice - non sapeva nulla, così come il Coni. Comunque i nostri ragazzi metteranno sempre la prua davanti, perché sudano e lavorano».
È rappresentante degli atleti a livello nazionale e referente federale per Livorno. La squalifica risale al luglio 2009 (gara internazionale di Lucerna), ma tra accertamenti e udienze, è saltata fuori solo ora che il suo nome (con tanto di verbale) è finito sull'elenco squalificati di WorldRowing, il sito ufficiale della Fisa. Il vogatore prima ha negato, poi è corso alla polizia postale e ha sporto denuncia per «violazione della privacy». Sul sito si legge che analisi e controanalisi su un campione di urina «hanno riscontrato l'uso di testosterone o di sostanze affini».
La Federazione italiana conferma: «come disposto in via cautelare dalla commissione Fisa il 4 agosto 2009», l'altleta non ha partecipato fino al 4 agosto di quest'anno «ad alcuna competizione internazionale o nazionale riconducibile alla Fic». Sgombriamo il campo da equivoci: le gare del Palio marinaro non fanno parte del circuito federale e i vogatori sono tesserati Uisp. Ma il maremoto si è scatenato lo stesso. Perché Mannucci, dopo essere stato squalificato, con l'armo del Venezia ha vinto tutto: trittico nel 2010, Risi'atori e Palio nel 2011.
Così ora c'è chi chiede la retrocessione dei rossobianchi. L'assessore Luca Bogi, che presiede il Comitato per le attività remiere, ha avviato un'indagine interna: «Ho scritto al procuratore generale del remo, Antonio Bertelli, per verificare se ci sono profili di illegittimità regolamentare». «Detto questo - riprende - si pone un problema di opportunità.
Uno sportivo è sempre un punto di riferimento. Si può sbagliare, ma almeno una comunicazione al Car andava fatta». E propone di inserire «i test anti-doping, a spese del Comune, per dimostrare che c'è una base sana, che fa fatica ogni giorno». Di sudore parla anche Gigi Suardi, presidente veneziano, che grida alla «speculazione» e sottolinea che «il mondo del remo, in questo momento di difficoltà, aveva bisogno di ben altro». «La cantina - dice - non sapeva nulla, così come il Coni. Comunque i nostri ragazzi metteranno sempre la prua davanti, perché sudano e lavorano».
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