La manifestazione
«Non abbiamo venduto nulla»
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Sopra: il quartier generale della Compagnia portuale in via San Giovanni. A destra: il Terminal Darsena Toscana Parla il leader dei portuali. E lunedì subito assemblea dei lavoratori
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LIVORNO. «Macché venduta, siamo ancora allo stato delle ipotesi: certo, ovviamente abbiamo provato a fare quantificazioni per capire meglio opportunità e situazioni, ma non c'è nulla né di definito né di compromesso. Non solo: voglio dire esplicitamente che la Tdt non è l'unico tassello del puzzle delle nostre proprietà al quale stiamo guardando.». Enzo Raugei, 56 anni compiuti a maggio nel giorno di san Nereo martire, risponde così al cronista che gli chiede conto dell'ultimo gossip di radio banchina: la vendita è già quasi fatta, anzi no, c'è una lettera d'intenti o comunque un impegno a vendere che metterebbe in gioco - il condizionale è d'obbligo - il passaggio ai partner genovesi d'un 30% valutato attorno ai 12 milioni di euro con diritto di recesso a un anno. Una cessione del genere cambierebbe radicalmente gli equilibri nel terminal in Darsena Toscana che rappresenta il cuore del nostro scalo ed è uno dei primi 25 terminal contenitori del Mediterraneo: così com'era in precedenza fino allo scorso anno con il colosso di Amburgo, Eurokai-Contship, la Compagnia portuale ha mantenuto il rapporto alla pari (50% e 50%) anche con il nuovo socio Gip (Gruppo Investimenti Portuali) guidato dal terminalista genovese Luigi Negri, che con Finsea ha in mano il Sech di Genova e opera per Yang Ming e China Shipping. Altre fonti che insistono sulla cessione parlano di una percentuale attorno al 20% in cambio di una decina di milioni di euro: non è solo l'immancabile valzer di cifre che rimbalza in indiscrezioni tutte da verificare. A quanto è dato sapere, dietro c'è una differente valutazione degli equilibri di potere nel terminal Tdt in virtù dei patti che garantiscono comunque un qualche spicchio di ruolo decisionale a chi, pur in minoranza, ha comunque in pugno un quarto delle quote. «Sia chiaro, situazioni di non-ritorno non ce ne sono», taglia corto Raugei, ex assessore provinciale nella giunta Frontera e da cinque anni esatti al timone della Compagnia portuale. In mattinata è stato pubblicato un avviso firmato di pugno da Raugei e destinato a «soci e dipendenti»: si annuncia per lunedì 2 alle ore 17 una «assemblea informativa» nella sala Montecitorio del Palazzo del Portuale. Ordine del giorno: «1) valutazione economica finanziaria; 2) situazione Alto Fondale». La convocazione è arrivata a tambur battente, dopo che giovedì la rappresentanza sindacale aziendale della Compagnia portuale aveva inviato ai vertici della cooperativa una diffida dai toni durissimi: una lettera che, come ha tenuto a precisare ieri Axel Lupi a nome della Rsa, i sindacati aziendali erano intenzionati a tenere riservata all'interno del rapporto fra organizzazioni dei lavoratori e azienda, e invece è stata pubblicata dal Tirreno (insieme all'allarme dei leader di categoria che hanno rincarato la dose proclamando lo stato di agitazione e chiamando le istituzioni a intervenire). La convocazione dell'assemblea era già prevista in precedenza? Raugei non cerca furbate: «Sì, in qualche modo l'avevamo messa in preventivo ma - ammette - onestamente contavamo di farla un po' più in là. Poi c'è stato quel che c'è stato...». Da tradurre: le due lettere dei sindacati, a livello aziendale e da parte dei responsabili di categoria, e la notizia sulle colonne del nostro giornale. «Il fatto che la lettera del sindacato sia arrivata al Tirreno quasi prima che a noi mi sembra un modo di creare un clima che non aiuta», aggiunge il presidente della Compagnia. «Nessuno - avverte - vuol nascondere che i problemi ci sono: vanno governati e affrontati, ma con la giusta serenità e la giusta pacatezza che la situazione richiede». E quanto al faccia a faccia con le istituzioni? Raugei risponde a stretto giro: «Ci parliamo quasi quotidianamente: incontrarsi non è affatto un problema».
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