Il Tirreno

Livorno

«Ma non ho mai preso sostanze proibite»

<b>I TITOLI. </b> &Egrave; stato quattro volte campione del mondo nel quattro di coppia pesi leggeri
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I TITOLI. È stato quattro volte campione del mondo nel quattro di coppia pesi leggeri

Il canottiere: Palio fuori dal circuito federale, potevo gareggiare

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  LIVORNO. «Non ho mai preso sostanze dopanti e continuerò a vogare fino a quando tutti gli invidiosi che hanno scatenato questa polemica non si stancheranno di perdere». Filippo Mannucci si lascia andare nella cantina del Venezia, dove ieri sera ha raggiunto l'equipaggio rossobianco per i soliti allenamenti in barca.  Non ci sta a passare per quello che si è drogato per vincere una gara. «È vero - ammette - sono stato squalificato due anni fa, ma il percorso verso la decisione della Federazione è stato lungo e dibattuto». Mannucci racconta che «nell'estate del 2009 avevo deciso di tornare a gareggiare dopo un infortunio e per rientrare nella mia categoria (pesi leggeri) avevo perso moltissimi chili in poco tempo. Quando mi hanno fatto il test hanno trovato livelli bassi di testosterone, presupponendo che avessi preso sostanze vietate, ma non è così».  «Vorrei far notare - continua - che di solito chi prende ormoni lo fa per aumentare la massa muscolare, per me sarebbe stato cotroproducente. L'errore di chi ha vigilato, per quanto mi riguarda, è palese».  Resta il dato di fatto: la Fisa ha deciso per la squalifica. Perché non ha presentato ricorso? «Il procedimento - risponde - è stato insolito, più lungo del normale. Prima di arrivare alla decisione ci sono voluti mesi, anche i medici della nazionale si sono offerti spontaneamente di difendermi. Ho parlato con gli addetti del settore: fare ricorso avrebbe allungato ancora i tempi e intanto avevo già preso altre strade».  Mannucci inizia a salire sui gozzi nel 2007, ma è nel 2009 che partecipa alla scalata col Venezia. Vince la Risi'atori prima della gara incriminata in Svizzera, poi fa parte dell'equipaggio stellare che nei due anni successivi vince tutto (o quasi).  Nel frattempo resta rappresentante degli atleti italiani del canottaggio («se mi avessero ritenuto persona discutibile mi avrebbero chiesto di rimanere?») e, soprattutto, referente provinciale della Federazione. Carica che ora potrebbe essere messa in discussione.  Perché, da referente, non informa le sezioni nautiche e il Car della squalifica? «Non l'ho fatto - controbatte - perché le gare del Palio sono al di fuori del circuito federale. Il regolamento non dice che non potevo gareggiare. Semmai dice che chi voleva presentare ricorso doveva farlo prima delle gare, non ora. Quindi il Venezia non c'entra proprio niente».  Mannucci è un fiume in piena: «Ho sentito le polemiche di qualche collega. Sono solo falsi moralismi: nel regolamento delle gare livornesi ci sono solo tre righe sul doping. Perché allora non vogliono fare controlli dopo le gare? Il Venezia è sempre stato a favore». (j.g.)

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di Redazione web