Gioco
Portuali, allarme rosso del sindacato
Mauro Zucchelli
«Troppe voci di vendita di quote del terminal Tdt, altolà a ogni ipotesi di cessione»
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Fa più rumore dell’esplosione di "o’ spread”, l’ultimo nato dei botti di fine anno, la diffida che i sindacati della Rsa Compagnia Portuale hanno messo nero su bianco e inviato ieri al presidente dei portuali Enzo Raugei e, per conoscenza, ai consiglieri d’amministrazione. Prima d’ora non era mai stato così forte l’allarme del sindacato sui destini della Compagnia portuale.
Bastano 17 righe per mettere l’accento su due aspetti chiave: da un lato, la difficoltà del conto economico; dall’altro, il timore che sia venduta una parte delle quote che la Compagnia ha nella Tdt, la società — fifty-fifty con i partner genovesi dopo l’uscita di scena di Contship — che ha in pugno la Darsena Toscana, il principale terminal contenitori del nostro porto e uno fra i primi 25 del Mediterraneo. Esplicito l’uso del termine “diffida”.
È un altolà a ogni ipotesi di vendita prima di passare con urgenza da un doppio appuntamento: l’incontro con i sindacati e l’assemblea dei soci. Ma sulla scena non c’è soltanto la Rsa: in tandem con i sindacati aziendali sono scese in campo anche le segreterie provinciali delle organizzazioni di categoria. I leader territoriali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti-Uil non solo confermano «l’analisi e le preoccupazioni», non solo rincarano la dose nella richiesta di un «urgente incontro di merito ». Calano anche altre due carte: l’una è la «proclamazione dello stato di agitazione di tutto il personale delle società Cpl e Cilp», l’altra è il tentativo di chiamare in causa le istituzioni.
Non a caso la lettera è stata inviata per conoscenza anche al sindaco Cosimi e al presidente della Provincia Kutufà. Niente giri di parole, anzi l’allarme è esplicito: in virtù della «gravità della situazione», le organizzazioni di categoria chiedono a Comune e Provincia «la massima attenzione e l’attivazione di un parallelo tavolo di monitoraggio». Come mai questa richiesta di accendere i riflettori sulla Compagnia portuale? «Le criticità evidenziate — scrivono i tre dirigenti sindacali — interessano non solo oltre 500 lavoratori diretti già al minimo del reddito per l’applicazione degli ammortizzatori sociali, ma un enorme indotto occupazionale ed economico».
In questi giorni sono in corso contatti ravvicinati anche con la Lega Coop per avere una boccata d’ossigeno finanziario in una fase in cui un po’ tutte le imprese sono costrette a vedersela con i guai delle banche e con i problemi nella riscossione delle fatture. I sindacati suonano il campanello d’allarme in forma senz’altro perentoria perché temono per il destino della busta paga di mezzo migliaio di famiglie.
Basti pensare ai toni, compreso l’uso di un termine come «costringervi», che i sindacati usano per chiedere, anzi pretendere, la convocazione dell’assemblea dei soci... Ma esiste anche un altro tassello in questo puzzle di problemi: riguarda il destino del terminal Darsena Toscana. La cessione di una quota anche minima della società, consegnerebbe ai partner genovesi il controllo della fetta più importante del porto. Anzi, di qualcosa di più: è lo snodo fondamentale dell’espansione a mare del futuro piano regolatore portuale, attorno al quale costruire l’alleanza con un gigante internazionale in nome del project financing che dovrebbe mettere sulle spalle dell’investitore privato il mega-costo di una simile operazione.
Bastano 17 righe per mettere l’accento su due aspetti chiave: da un lato, la difficoltà del conto economico; dall’altro, il timore che sia venduta una parte delle quote che la Compagnia ha nella Tdt, la società — fifty-fifty con i partner genovesi dopo l’uscita di scena di Contship — che ha in pugno la Darsena Toscana, il principale terminal contenitori del nostro porto e uno fra i primi 25 del Mediterraneo. Esplicito l’uso del termine “diffida”.
È un altolà a ogni ipotesi di vendita prima di passare con urgenza da un doppio appuntamento: l’incontro con i sindacati e l’assemblea dei soci. Ma sulla scena non c’è soltanto la Rsa: in tandem con i sindacati aziendali sono scese in campo anche le segreterie provinciali delle organizzazioni di categoria. I leader territoriali di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti-Uil non solo confermano «l’analisi e le preoccupazioni», non solo rincarano la dose nella richiesta di un «urgente incontro di merito ». Calano anche altre due carte: l’una è la «proclamazione dello stato di agitazione di tutto il personale delle società Cpl e Cilp», l’altra è il tentativo di chiamare in causa le istituzioni.
Non a caso la lettera è stata inviata per conoscenza anche al sindaco Cosimi e al presidente della Provincia Kutufà. Niente giri di parole, anzi l’allarme è esplicito: in virtù della «gravità della situazione», le organizzazioni di categoria chiedono a Comune e Provincia «la massima attenzione e l’attivazione di un parallelo tavolo di monitoraggio». Come mai questa richiesta di accendere i riflettori sulla Compagnia portuale? «Le criticità evidenziate — scrivono i tre dirigenti sindacali — interessano non solo oltre 500 lavoratori diretti già al minimo del reddito per l’applicazione degli ammortizzatori sociali, ma un enorme indotto occupazionale ed economico».
In questi giorni sono in corso contatti ravvicinati anche con la Lega Coop per avere una boccata d’ossigeno finanziario in una fase in cui un po’ tutte le imprese sono costrette a vedersela con i guai delle banche e con i problemi nella riscossione delle fatture. I sindacati suonano il campanello d’allarme in forma senz’altro perentoria perché temono per il destino della busta paga di mezzo migliaio di famiglie.
Basti pensare ai toni, compreso l’uso di un termine come «costringervi», che i sindacati usano per chiedere, anzi pretendere, la convocazione dell’assemblea dei soci... Ma esiste anche un altro tassello in questo puzzle di problemi: riguarda il destino del terminal Darsena Toscana. La cessione di una quota anche minima della società, consegnerebbe ai partner genovesi il controllo della fetta più importante del porto. Anzi, di qualcosa di più: è lo snodo fondamentale dell’espansione a mare del futuro piano regolatore portuale, attorno al quale costruire l’alleanza con un gigante internazionale in nome del project financing che dovrebbe mettere sulle spalle dell’investitore privato il mega-costo di una simile operazione.
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